Quei denuncianti usa e getta dimenticati dallo Stato. «Noi visti peggio dei mafiosi, uccisi dall’indifferenza».

«Genocidio». È una parola forte quella che un collaboratore di giustizia sceglie per descrivere in breve la propria condizione e quella di tanti altri come lui. Un massacro sistematico e continuo che si consuma nell’ombra. E che coinvolge irrimediabilmente anche le loro famiglie. Mogli, figli, madri, padri, suoceri, fratelli e sorelle, non c’è scampo per nessuno. Sia che la punizione sia una vendetta della mafia, sia che si tratti invece dell’indifferenza di uno Stato che ti volta le spalle annullando di fatto la tua vita. Altro che agi, protezione e reinserimento sociale. Non è stato così ad esempio per Pino Orazio, collaboratore etneo ritrovato con un colpo alla testa dentro a un garage, poco dopo essere uscito dal programma di protezione. O altrettanto per …
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