Hanno ucciso l’avvocato Famà Ma così la mafia ha perso


CATANIA – Sono passati ventiquattro anni dall’omicidio dell’avvocato Serafino Famà, ucciso per volontà del boss Giuseppe Di Giacomo, uno dei più efferati esponenti del clan Laudani. Un gesto che Nitto Santapaola liquidò addirittura come una vigliaccata. Nella memoria di chi lo ha conosciuto, sembra però ieri. Uomo di legge integerrimo, penalista rispettato anche dei magistrati. Uno di quelli che “ha onorato l’avvocatura e che con dignità difendeva i suoi clienti fino alla fine”. Così lo ricorda Sebastiano Ardita, membro del Csm, intervenuto ieri a Scienze Politiche, nel convegno organizzato da Libera (introdotto da Dario Montana e moderato dalla professoressa Francesca Longo) per ricordare tre caduti catanesi sul fronte antimafia: l’ispettore di polizia Gianni Lizzio, l’agente di polizia penitenziaria Luigi Bodenza e, appunto, Serafino Famà. Il cui ritratto umano e professionale è confermato (…
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