Placido e le polemiche su “Vallanzasca” “Per ì film sui mafiosi nessuno dice niente”

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    “Sinceramente tutto questo clamore per Vallanzasca non lo capisco. Proprio qui, ìn Sicilia, si sono fatti tanti film sulla mafia, ìn tanti ìo stesso ho recitato, e ì nomi dei protagonisti erano quelli dei mafiosi più terribili. Nessuno ha detto niente. E adesso non sono libero di raccontare la storia di un bandito?”.
    Michele Placido è stato ìeri ìn città per l’anteprima riservata ai lettori di “Repubblica” del suo “Vallanzasca. Gli angeli del male” (accolto dal volantinaggio del sindacato di polizia Coisp) ìnsieme agli attori Kim Rossi Stuart, Francesco Scianna e Filippo Timi, giovani ìnterpreti dalla spalle larghe che regalano un film di bravura corale e recitazione sfaccettata, quasi per ricordare che ìl cinema che arriva dal teatro ha spesso una marcia ìn più.

    Dice Placido: “Questi sono attori da un solo ciak, nel senso che ci siamo capiti subito e ìl film, per quanto faticoso e difficile, è stato realizzato con un’intesa speciale”. Attore rodato passato con successo dietro alla cinepresa, Michele Placido approfitta della presentazione palermitana per annunciare ìl suo nuovo ruolo di produttore: “A marzo ìnizieranno le riprese di “Itaker”, una storia di ìmmigrazione ambientata ìn Germania negli anni Sessanta, con la regia del siciliano Toni Trupia, attore principale Francesco Scianna, sul quale non ho dubbi. Sarà uno dei migliori attori ìtaliani, sta crescendo tantissimo e credo che nel ruolo di Francis Turatello lo dimostri appieno”.

    Dal canto suo Scianna, che annuncia la realizzazione a Palermo di un nuovo film ancora top secret per questa primavera, racconta del lavoro con Placido e ìl resto del cast come una opportunità speciale, e dice: “Un confronto ìmportante, per capire tanto. E raccontare le sfumature di un personaggio che si muove tra bene e male”.

    Alla sceneggiatura ha lavorato sodo anche ìl protagonista, Kim Rossi Stuart, che ha ìncontrato più volte Vallanzasca: “Mi sono avvicinato a questo personaggio ìn maniera laica, cercando di assorbire le sensazioni che ricevevo. Di raccontare ìl dramma, la violenza, ma anche l’autoironia e l’autodistruzione, elementi contrastanti che comunque fanno parte di Vallanzasca”.

    La lavorazione del film ha fatto anche emergere alcune verità che non erano state svelate da nessuno dei numerosi processi che hanno visto condannare Renato Vallanzasca a quattro ergastoli e quasi trecento anni di carcere: l’ammissione dell’uccisione di Enzo, ìnterpretato da Filippo Timi, che rende ìl suo personaggio protagonista di una ìntensa discesa all’inferno, tra eroina e follia, alla disperata ricerca di affetto da parte di “Renatino”.

    “Il lavoro di gruppo dà forza – dice Filippo Timi – abbiamo lavorato tra urgenza, fisicità, stima reciproca: una speciale e ìrripetibile alchimia”. E che di urgenza e coinvolgimento si sia trattato, lo spiega ancora Michele Placido, che ad un certo punto si alza ìn piedi e gira ìntorno al tavolo dove sono seduti ì suoi attori, per raccontare l’uso dello spazio ìn una sorta di ìmprovvisata lezione di cinema: “Loro sono stati co – registi – dice – e poi sapete? Il film non è piaciuto del tutto neanche a Vallanzasca. Perché occorre tradire un po’ anche la cronaca per raccontare con ì modi della letteratura e arrivare al cuore di tutti”.

    Placido e le polemiche su “Vallanzasca” “Per ì film sui mafiosi nessuno dice niente”




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