La sfida dell’arcivescovo di Palermo «Chiesa davvero dentro il mondo»

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La sfida dell’arcivescovo di Palermo «Chiesa davvero dentro il mondo»
La sfida dell’arcivescovo di Palermo «Chiesa davvero dentro il mondo»

Palermo – La sostanza viva del Vangelo, una Chiesa conciliare per l’aggiornamento e l’unità, una Chiesa povera e dei poveri, l’annuncio della pace: quattro argomenti, quattro pilastri per costruire un messaggio che possa arrivare a tanti, «gioiosamente e costruttivamente», in un tempo estremamente complesso per il Paese, per il mondo e per la Chiesa. L’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice annuncia così i contenuti e le intenzioni dell’assemblea pastorale della Chiesa di Palermo, convocata il 25 e 26 gennaio prossimi con un tema ben preciso – «Il Messaggio di Papa Giovanni XXIII oggi» – e scelto non a caso, rimarcandone subito gli aspetti, a lui tanto cari e tante volte (anche coraggiosamente) ribaditi, fortemente legati alla capacità della Chiesa di «radicarsi nel territorio e di inculturare il Vangelo in un’epoca di eccezionale novità come la nostra, per portare avanti efficacemente quel cambiamento di mentalità essenziale per la conversione delle nostre comunità», come lui stesso ha scritto nella lettera di convocazione.

Un percorso, un processo, che come sempre tiene la Chiesa palermitana guidata da Lorefice perfettamente in asse con l’opera rinnovamento condotta da Papa Francesco, «un’opera che rappresenta una ventata potente di Vangelo, capace di riaprire a tutti le porte della Chiesa» e che «ha recepito con arguzia accrescitiva le intuizioni del Concilio Vaticano II, nato dal cuore di Giovanni XIII, di cui occorre ancora riassaporare la fragranza». Non a caso, si diceva, l’assemblea palermitana si aprirà nel giorno dell’anniversario dell’annuncio – il 25 gennaio 1959 – di quel Concilio al cui approfondimento e alla cui attualizzazione e attuazione Lorefice è rimasto profondamente legato sin dai tempi della sua formazione ecclesiale e lo è ancor più oggi, da arcivescovo scelto proprio da Francesco. «Giovanni XIII – ricorda Lorefice – ha concepito per la prima volta il profilo di una Chiesa davvero dentro il mondo, in dialogo col mondo. E di una Chiesa, soprattutto, che riscopre la sostanza del Vangelo ed esprime non solo capacità di riforma ma capacità, ben più ampia, di aggiornamento. Il Vangelo – ci ha insegnato il Concilio – non può essere solo una dottrina, ma deve saper arrivare sempre, in ogni tempo, con ogni linguaggio, come bella notizia per gli uomini. Ecco, è solo facendo riferimento al Concilio Vaticano II che si coglie il senso del cammino di una Chiesa che si sforza di ripensarsi in questo senso ed è così che si giunge a comprendere, oggi, l’azione del Papa».

Ed è ancora così, di conseguenza, che si comprende anche com’è stato architettato il programma di questi due giorni palermitani, riscoprendo e rileggendo – come ben si nota dai titoli delle quattro sessioni – quelle parole di Giovanni XIII che si ritrovano nel magistero di Papa Francesco e che in quest’occasione vengono affidate alla riflessione di altrettanti vescovi, oltre allo stesso Lorefice, per ribadire già così il tema cruciale della collegialità, della coscienza conciliare, «di una Chiesa sinodale – lui dice – che converge, che si sa far radunare dallo Spirito, guardando i segni dei tempi». Sarà il vescovo di Lamezia Terme, Giuseppe Schillaci ad aprire i lavori – sabato 25 gennaio alle 9.30 – con una lectio nella sessione su “La sostanza viva del Vangelo”, mentre il pomeriggio interverrà il vescovo di Agrigento Francesco Montenegro dentro la sessione dal titolo “La chiesa povera e dei poveri”, il giorno dopo aprirà il vescovo di Piana degli Albanesi Giorgio Gallaro (anche in questo caso, nel segno dell’unità dei cristiani) nella sessione “Una Chiesa conciliare per l’aggiornamento e l’unità” e chiuderà il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, nella sessione finale su “L’annuncio della pace”. Ci saranno, nelle due giornate, molti altri ospiti, fra cui diversi teologi – tra loro i siciliani Giuseppe Ruggieri e Vito Impellizzeri – e il fondatore della Missione di Speranza e Carità Biagio Conte, «affinché – spiega Lorefice – quelle parole possano incarnarsi nella nostra realtà, quella dell’Isola e di Palermo in particolare, nel nostro contesto, nel nostro tempo».

Anche quest’assembela peraltro «si colloca – scrive lo stesso Lorefice – all’interno del processo sinodale di conversione spirituale e pastorale della nostra amata Chiesa palermitana», il cui primo frutto è già stato la pubblicazione delle linee pastorali triennali 2020-2022, sotto un titolo denso di significati: “Chiesa convocata per una conversione missionaria delle nostre comunità”. «Ecco – conferma l’arcivescovo -, questo è il nostro afflato, per generare un cambiamento nelle menti e nei cuori, per incoraggiare un passaggio da una pastorale di conservazione a una pastorale di missione, affinché i cristiani possano stare realmente nel mondo come un lievito di bene, di pace, di giustizia».

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