Il professore capomafia alla conquista dell’America. I piani di business oltreoceano di Dimino e Nicosia.

Al professor Dimino, la città di Sciacca non bastava più. Tornato in libertà nel 2016 dopo una lunga carcerazione, Cussu Matiseddu, al secolo Accursio Dimino, si era fissato di voler conquistare l’America. Non da gregario, o «da operaio», come diceva lui stesso. Ma «una cosa da minimo diecimila euro a settimana». Perché di gavetta Dimino non voleva sentir parlare, visto il curriculum che poteva vantare: conduttore e figlioccio del capomafia agrigentino Salvatore Di Gangi, e quindi a conoscenza delle comunicazioni con boss del calibro di Giovanni Brusca, Totò Riina e Matteo Messina Denaro. «Vent’anni di carcere mi sono fatto», ricordava ai suoi interlocutori nelle volte in cui ce n’era bisogno. Poche per la verità, perché in Cosa Nostra agrigentina e non solo, Dimino era conosciuto e rispettato. 


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