Giornalista morta di malaria, Procura di Agrigento apre un’inchiesta

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Giornalista morta di malaria, Procura di Agrigento apre un'inchiesta
Giornalista morta di malaria, Procura di Agrigento apre un'inchiesta

La Procura di Agrigento ha aperto un’inchiesta sulla morte, per malaria, della giornalista-insegnante Loredana Guida. Se ne sta occupando il pubblico ministero Elenia Manno. Il procuratore capo Luigi Patronaggio e l’aggiunto Salvatore Vella seguiranno però le indagini della sezione carabinieri. La Procura sta già disponendo l’acquisizione delle cartelle cliniche in ospedale, al San Giovanni di Dio di Agrigento, e l’esame autoptico. Sono quindi stati rinviati i funerali che erano stati previsti per mercoledì 29.

Erano stati i familiari di Loredana Guida a presentare un esposto alla Procura di Agrigento, per chiedere di fare luce su eventuali responsabilità e negligenze del personale sanitario. I parenti della 44enne, assistiti dall’avvocato Daniela Posante, hanno formalizzato una denuncia rappresentando agli inquirenti la circostanza che Loredana si era presentata al pronto soccorso con la febbre alta e aveva fatto presente ai medici di essere stata in Africa.

«La paziente è arrivata una prima volta al pronto soccorso il 15 gennaio, alle ore 11,40 circa. Dopo circa 4 ore è stata visitata e presa in carico con un codice verde. Aveva febbre alta, sono stati eseguiti degli esami di routine. Però poi la paziente ha firmato le proprie dimissioni ed è andata via – ha ricostruito Antonello Seminerio, direttore sanitario dell’azienda ospedaliera San Giovanni di Dio – . E’ ritornata dopo 5 giorni ma era già in coma, in condizioni critiche ed è stata quasi subito ricoverata in Rianimazione. Ci siamo confrontati anche con centri specialistici a Palermo soprattutto e a Roma per seguire i protocolli terapeutici previsti in questi casi. Ci riserviamo tutte le azioni opportune – ha spiegato Seminerio – in base a quello che emergerà dalla documentazione».

L’assessore regionale alla Sanità Ruggero Razza ha invece disposto l’acquisizione delle cartelle cliniche. «Dai primi approfondimenti, dei quali verrà resa informativa all’Autorità Giudiziaria -. ha detto -, emergono con chiarezza le procedure seguite. Non voglio aggiungere altro, in attesa della trasmissione della relazione richiesta all’Asp, ma inviterei tutti ad attendere l’esito dell’attività istruttoria, prima di dare sfogo alla propria ansia di visibilità attraverso polemiche che, tra l’altro, sono irrispettose del dolore dei familiari, al cui cordoglio mi unisco».

Era stato il deputato regionale M5S Giovanni Di Caro a chiamare in causa l’assessore Razza: «Intendo capire ufficialmente se e quali sono le responsabilità del pronto soccorso dell’Ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento. Pare infatti che la donna sia stata ignorata per ben 9 ore. L’assessore Razza abbandoni i panni dello stratega politico e metta quelli dell’assessore regionale alla salute. La storia della signora Guida – spiega Di Caro – è assurda. La giornalista si reca al pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio con la febbre a 40 il 15 gennaio. La signora non viene assistita e rimane in quella sala d’attesa per ben nove ore. Trascorso tutto quel tempo senza assistenza alcuna, la signora decide di andare via ma prima di uscire, stando al racconto dei parenti, le viene data una mascherina. Il 20 gennaio la signora si aggrava ulteriormente e viene trasportata, attraverso il servizio 118 all’Ospedale San Giovanni di Dio, in stato di coma. Il 27 gennaio 2020 la donna muore a causa dell’eccessiva e prolungata febbre causata dalla malaria. Ora, non serve un laureato in medicina a comprendere che 9 ore d’attesa in un pronto soccorso, dopo che era stato peraltro segnalato ai sanitari presenti che la signora era di ritorno dall’Africa, sono una enormità non degna da paese cosiddetto civile. Avevo segnalato alla Regione Siciliana i disservizi del pronto soccorso dell’Ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento già l’anno scorso, con un’apposita interrogazione depositata nell’aprile 2019, interrogazione cui non ho ricevuto alcuna risposta. Oggi torno a farlo ancora una volta, ma all’indomani di una tragedia che probabilmente poteva essere evitata. L’assessore Razza risponda immediatamente a tale richiesta».