“Le parole note” con Giancarlo Giannini al Teatro Pirandello di Agrigento (gallery)

112
“Le parole note” con Giancarlo Giannini al Teatro Pirandello di Agrigento (gallery)
“Le parole note” con Giancarlo Giannini al Teatro Pirandello di Agrigento (gallery)

Cinque David di Donatello, Cinque Nastri d’argento, la nomination agli
Oscar e il premio come miglior attore al Festival di Cannes.

E ancora marinaio travolto dal
destino nell’azzurro mare d’agosto, Mimì
metallurgico, Renè Mathis
in Casinò
Royale (forse il capolavoro della
serie 007) e in Quantum of solas.  E ancora, chi ha dimenticato il televisivo “Davide Copperfield” alzi la mano.

Eccolo lì Giancarlo Giannini, colonna di teatro, cinema e tv calcare le tavole del “Teatro Pirandello” dove non è mai stato.  Fresco di “Festival della bellezza” la scorsa estate, a Verona, insieme a Massimo Cacciari, l’attore Giannini ritornato al teatro dopo trent’anni, porta ad AgrigentoLe parole note”.

Un gioco, appunto, per suggerire
versi noti e musica  jam session con il Quartetto Zurzolo e il suo sassofono
che singhiozza a più non posso  per
l’arco degli ottanta minuti di spettacolo. Note e parole che probabilmente si
equivalgono nello spartirsi la scena, mentre l’attore che non voleva fare
l’attore (come ha confessato in una recente intervista)  fa riecheggiare i versi di Alda Merini, Prevert, D’Annunzio, Petrarca,
Ada Negri, Leopardi,
Salinas, Dante,
Pasolini
e il coupe finale dell’elogio funebre di Marcantonio da Shakespeare.  “Noi
attori raccontiamo favole al pubblico che viene a vederci perché vuole
emozionarsi, paga per piangere o per ridere: la vita è monotona e noiosa, la
gente sente il bisogno di fantasticare, pensare ad altro. Il nostro, dunque,
non è altro che un gioco”
e, infatti, il pubblico agrigentino, uscito  indenne (dieci giorni fa) o quasi con gli
occhi umidi da “Anna dei miracoli”
applaude e ricorda (la maggioranza è composta di teste canute)  i versi d’amore e passione dei “brindisi coi bicchieri colmi d’acqua al
nostro amore povero e innocente”.

Antiche melodie che non stridono né
con i nuovi singhiozzi del sassofono di Zurzolo
, né con i singulti della chitarra elettrica del Quartet. Dalla platea qualcuno fa notare che il basso, il
violoncellone della band è fin troppo cupo. Rapida inchiesta tecnica e tutto
s’aggiusta con l’elegante ironia di Giannini.

“Poesie
d’amore –
tiene a sottolineare Gianninido voce ai poeti
che hanno dedicato liriche alle donne, alla passione, alla vita, da Petrarca a
Dante, da Neruda a Pedro Salinas… Poi mi diverto anche con Shakespeare,
riproponendo il monologo di Amleto e l’orazione funebre di Marco Antonio sul
corpo morto di Cesare».
 

Si dirà: nulla di nuovo, un format
già visto.

Ma c’è Giannini in scena, settatasettenne attore prezioso quanto una
colonna dorica dei nostri templi, in completo grigio e con le bretellone che si
scoprono non appena si toglie la giacca per fare la spola con più agio tra il
leggio e le intese con Zurzolo.

Un attore che ancora oggi (ha
dichiarato) non vuol sentir parlare dei critici, qualcuno dei quali definì il
suo Romeo di Zeffirelli, “colorito”.

Però, caro Giannini,  d’accordo con
questo suo poetico  “arco costituzionale”,
ma immagini  se in questo suo spettacolo
lei inserisse anche una scelta di versi dei poeti di  ogni città toccata dalla sua tournée.

Il successo sarebbe un successone e certo non sarò io a ricordarle che la poesia crea comunità, è l’anticorpo contro il dilagare della superficialità. E infine quella frase di Morgan Forster: ”la poesia non aveva fatto “bene” a nessuno, ma era un transitorio memento, un alito delle divine labbra della bellezza, un usignolo tra due mondi di polvere.

testo e foto di Diego Romeo