Il quadro, il “tapiro” e il foulard asta da ridere con Ficarra e Picone

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    “La mia paghetta per la maglietta di Miccoli”, dice il piccolo Paolo Semilia. Non ci riesce, ma il fratellino la spunta, portando a casa la maglia numero 16 del rosanero Cassani per 110 euro. Palermo ieri si è trasformata nella periferia chic di Londra e Palazzo Riso è stata lo scenario di un’asta di beneficenza da fare invidia a Sotheby. Grande successo di pubblico, anche giovane e giovanissimo, accorso numeroso per potersi aggiudicare uno degli oltre sessanta pezzi, di svariata natura e foggia, venduti da due battitori d’eccezione, Salvo Ficarra e Valentino Picone.
    Nell’attesa del duo, che si fa attendere, l’asta comincia condotta dal giornalista Mario Azzolini, che avverte subito, per frenare l’entusiasmo di un pubblico inaspettatamente tanto numeroso: “L’ingresso è libero, ma si paga per uscire”. Accanto a lui Pippo Imburgia, presidente dell’associazione “Amici di Riso”, elogia quanti hanno consentito di mettere all’asta anche pezzi di pregio, nonostante si sia organizzato tutto in soli venti giorni.
    Si comincia timidamente con offerte che non superano le poche decine di euro, ma basta che entrino in campo Ficarra e Picone e la sala diventa subito generosa, non solo di risate. Le battute sulla “turbativa d’asta” sono il leitmotiv della serata: più volte i battitori sono costretti a pregare la platea di non salutare a mano alzata.

    Per fare riscaldare i portafogli, Valentino Picone si aggiudica un disegno di Mortillaro per 170 euro, ma è solo questione di pochi minuti ed è un tripudio d’offerte per il libro d’arte di Urs Lüthi offerto da Paolo Brodbeck e battuto per 240 euro. “Chi non conosce Urs Lüthi? – dice Ficarra – e adesso se mi offrite di meno per il tapiro che offriamo io e Valentino mi offendo”. Il tapiro originale, autografato dal duo, riscuote un discreto successo: se lo aggiudica per 570 euro il giovane avvocato Alessandro Fisco, che non vede l’ora di metterlo in vista su un bel mobile del salotto. Per ritirarlo gli viene chiesto di confessare un peccato degno di tale premio: “Sono cattivissimo”, ammette l’avvocato.

    Un prosciutto crudo da cinque chili sembra per un attimo l’oggetto più ambito: “forse perché ci sono le impronte di Urs Lüthi”, commenta Ficarra ironizzando sul fatto che non si tratta di un artista esattamente pop, e facendo diventare il fotografo e pittore svizzero il nume della serata. Ma si fa sul serio al momento della battuta di un quadro di Croce Taravella. Il quadro porta sul retro una dedica fatta a Fic&Pic dallo stesso autore. Ficarra prova ad accaparrarselo per duemila euro, ma alle ultime battute non ci riesce. Picone ringrazia il pubblico per averlo salvato dalla tipica situazione “ficarriana”.

    I quadri, soprattutto dei giovani pittori siciliani, riscuotono un notevole successo, come quello di Andrea De Marco, venduto per 900 euro. Fra gli oggetti più interessanti messi all’asta c’è una fede di credito del 1896, dell’importo di 500 lire, che sul retro porta le firme delle girate di tutti i possessori. Tante mani alzate per il foulard donato dall’imprenditrice Barbara Cittadini. In generale le signore sono quelle che offrono di più. È Befana anche questa.

    Il quadro, il “tapiro” e il foulard asta da ridere con Ficarra e Picone




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