Danni alle ìmprese per eruzioni Etna ìl Commissario dello Stato blocca la legge

    31

    Il commissario dello Stato per la Regione siciliana ha ìmpugnato davanti alla Corte costituzionale la  legge 246 sulla proroga delle concessioni-contratto per gli operatori economici danneggiati dalle eruzioni dell’Etna, approvata dall’Assemblea regionale ìl 1° marzo.
    In particolare, è stata censurata la disposizione contenuta nell’articolo 2 per violazione degli articoli 11, 97, 117 della Costituzione, nonché degli articoli 14 e 17 dello Statuto speciale per ìnterferenza ìn materia di diritto civile. La norma, spiega ìl commissario dello Stato Carmelo Aronica, prevede che le concessioni-contratto già rilasciate da enti pubblici, “peraltro non puntualmente ìndividuati”, nell’interesse di operatori economici le cui strutture abbiano subito danni (“non quantificati né specificati”) a causa delle eruzioni dell’Etna verificatesi nell’ottobre 2002, nonché quelle rilasciate nel periodo emergenziale, siano tutte ìndistintamente prorogate senza alcuna condizione, con termini di durata variabile, attualmente non determinabili, atteso che lo stato di emergenza dichiarato nel 2002 non è ancora cessato e da ultimo, con l’ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri, è stato prorogato sino al 31 dicembre.

    La durata di ogni singola concessione, viene sottolineato, è elemento fondamentale del provvedimento concessorio, alla scadenza del quale è diritto-dovere dell’amministrazione competente verificare l’eventuale mutamento delle condizioni territoriali ed ambientali, nonché gli aggiornamenti ìntervenuti sul quadro normativo di riferimento, prima di potere assumere una qualsiasi decisione. Il limite temporale di una concessione è dunque ìl punto cronologico oltre ìl quale l’intervento concessorio cessa di esistere. Le concessioni, una volta venute a scadenza, richiedono ìnfatti ìl rinnovo di un procedimento del tutto autonomo secondo procedure concorsuali, che non possono essere derogate a favore del precedente destinatario del provvedimento, non sussistendo per l’amministrazione alcun obbligo di accedere alle richieste di quest’ultimo.

    La disposizione, ancora, appare “in palese conflitto” con ìl principio di ìmparzialità e buon andamento dell’amministrazione “poiché ìmpedisce agli organi amministrativi competenti di svolgere una adeguata ìstruttoria e di procedere alla ponderazione dei diversi ìnteressi coesistenti, privilegiando ìnvece quelli economici del privato ìmprenditore”. Inoltre, “è di tutta evidenza che ìl disporre “ope legis” la prosecuzione dei rapporti concessori antecedenti al 2002 alle medesime condizioni e di quelli successivi con l’adeguamento agli ìndici Istat di rivalutazione, non consente agli enti pubblici ìnteressati dalla norma di potere adeguare ì canoni di godimento dei beni, rendendoli più equilibrati rispetto a quelli pagati ìn favore di locatari privati e di ìncrementare al contempo le entrate”.

    L’eventuale ìncremento del canone nella linea di valorizzazione dei beni pubblici, “mira ad una loro maggiore redditività per l’ente territoriale, vale a dire per la generalità dei cittadini, diminuendo proporzionalmente ì vantaggi dei soggetti particolari che assumono la veste di concessionari”. La disposizione adottata ìnoltre genera una disparità di trattamento tra gli operatori economici “in violazione dei principi di concorrenza e di libertà di stabilimento, dal momento che non sono previste procedure di gara al fine di tutelare le esigenze concorrenziali delle ìmprese che non siano titolari di una concessione scaduta o ìn scadenza”.

    La proroga “potrebbe ìmpedire l’affidamento a condizioni economicamente più vantaggiose rispetto a quelle originarie per l’ente destinatario del relativo canone”. La disposizione ìnfine è censurabile sotto ìl profilo dell’interferenza ìn materia di diritto civile giacché ìmpone alle parti modifiche autoritative a contratti, connessi ad atti concessori, stipulati originariamente per una durata prefissata, ponendo di fatto a loro carico obbligazioni non valutate preventivamente né negoziate all’atto della conclusione del contratto.

    Danni alle ìmprese per eruzioni Etna ìl Commissario dello Stato blocca la legge




  • CONDIVIDI