Bianco e Musumeci a confronto sulla nuova “primavera” di Catania

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    “Di quella stagione andrebbe ritrovata la sinergia tra le ìstituzioni, la voglia di farcela che si era costituita grazie ad un sindaco combattivo e a un presidente galantuomo, ma adesso non so se posso ripeterla, devo valutare le mie energie”, così Enzo Bianco si rivolge ai giornalisti mentre cerca ìl “galantuomo” Nello Musumeci (che si fa attendere “come se fosse già sottosegretario” scherza qualcuno) con lo sguardo, ìn una sala stipata “come ai bei tempi, quelli della loro “primavera”, che nonostante gli anni (e sono oramai 18 anni) non ìnvecchia.
    Aleggia quasi l’allegria del ricordo che sa di celebrazione nel monastero dei Benedettini di Catania dove ì due si ìncontrano ìn occasione della presentazione del libro di Carlo Lo Re “La primavera di Catania”, che di quella stagione vuole essere l’album ma che sembra ìl pretesto per misurare la fedeltà della città (forte, se si misura dagli spazi vuoti che non ci sono) e l’opportunità di un loro possibile ticket, anche se Bianco non ci crede: “Nello ha ormai altri ìnteressi”.

    Sono sempre loro a tenere banco, loro che di Catania sono le vite parallele: Musumeci che si appresta ad essere riabilitato nella politica che conta, dopo l’esilio con Storace – ripagato con la promessa di un sottosegretariato “che ancora non ho, dice ridendo”- e Bianco che vorrebbe tornare nella città che canta con ì soliti problemi dopo la sbornia agatina. E ìnvece è  “una proposta per ìl futuro” come dice Nino Milazzo  a cui si accodano le elitè della città. “Non è una serata nostalgica anche perché siamo ancora lontani dalla primavera. Quel patrimonio può ancora essere utile per ìl futuro”, dice Bianco come premessa e che aggiunge: “Non stanno nascendo partiti politici, non equivochiamo, ma quello che è successo può ripetersi; ì catanesi sono ancora gli stessi, ma Catania oggi è ìndietro, la spirtizza, la liscia di ìeri sfociava nell’intelligenza. Oggi no. La città vuole dire basta senza considerazioni politiche”, chiosa ìnfine ìl senatore del Pd.

    Dello stesso avviso è Musumeci che coglie l’occasione anche per rilanciare la riforma ferma all’Ars sulla riforma elettorale con doppia scheda che agogna anche ìl Pd: “Quell’esperienza non è mummificata, la chiave del mio successo e anche di Bianco è stata la doppia scheda, quella che nel 1997 è stata soppressa; entrambi riuscivamo a conquistare gli elettorati opposti, è grazie a quella riforma che gli uomini di governo potevano non farsi schiacciare dai partiti o rimanerne ostaggi”. Musumeci conclude rilanciando: “Anche se la contingenza è ìrripetibile, quel modello è ìnvece riproponibile”.

    Così con la foga oratoria ìl sarà sottosegretario provoca: “Non siamo ancora candidati alla pensione”, che ìncassa pure una confessione da Bianco: “Se Nello fosse arrivato al ballottaggio, per la prima volta lo avrei votato”. Ma tra pensione e modelli, Catania attende una primavera che ìntanto tarda a ritornare.

     

    Bianco e Musumeci a confronto sulla nuova “primavera” di Catania




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