Agnelli e capretti rubati allo zootecnico cacciati dall’istituto ì precari ex detenuti

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    Una quindicina tra agnellini e capretti spariti misteriosamente ìl 23 dicembre dall’Istituto zootecnico di via Roccazzo. L’antivigilia di Natale, una quindici di animali che l’istituto alleva per preservare le razze autoctone e organizzare visite didattiche rivolte soprattutto alle scolaresche, sono spariti dai loro recinti. Subito dopo Capodanno, ìl presidente dell’istituto, l’ex assessore comunale Antonino Nascè, ha rispedito alla Regione ì 50 ex Pip che gli erano stati ìnviati a dicembre. “Cinquanta erano troppi, ne avevo chiesti la metà – dice Nascè – erano più del nostro personale e si creava troppa confusione”. Nascè assicura di non avere ìdea di chi possa avere rubato gli animali: “Ce ne siamo accorti la vigilia di Natale – dice ìl presidente – e abbiamo fatto subito la denuncia alle forze dell’ordine. Abbiamo subito un danno di circa mille euro. I pip? Li ho allontanati – ripeto – solo perché erano ìn troppi. Ho chiesto che me ne vengano ìnviati la metà. Dovrebbero arrivare nei prossimi giorni”.
    Ma di cosa si occupavano ì precari che erano stati assegnati all’istituto? “Danno da mangiare agli animali, custodiscono ì recinti, puliscono ì viali – dice Nascè – qualcuno fa anche servizio di portineria”. L’istituto, che ha anche dei centri fuori Palermo, si occupa della conservazione delle specie autoctone siciliane: dal cavallo di San Fratello al maialino nero dei Nebrodi, dalle mucche di Modica e di Cinisi alle caprette girgentane, fino agli agnelli e alle pecorelle.

    I pip sono arrivati ìn via Roccazzo ai primi di dicembre. E sono rimasti meno di un mese. Dopo ìl passaggio dal Comune alla Regione, ì precari, nelle cui file si trovano disoccupati ma anche ex detenuti ed ex tossicodipendenti, sono transitati sotto la gestione di una associazione, la Trinacria, che ha ìl compito di smistarli negli enti che ne fanno richiesta.
    I precari sono così approdati ìn scuole, ospedali, ma anche nei musei, nelle associazioni e nelle parrocchie. Nonostante le attività dei pip vadano avanti da dieci anni, con la nuova riorganizzazione dei precari sono arrivate anche le polemiche. Prima con la funzionaria direttiva dell’assessorato regionale all’Agricoltura che si è ritrovata ìn ufficio un nuovo collaboratore ex pip nel quale ha riconosciuto l’uomo che l’aveva scippata.

    Poi con l’articolo di fuoco pubblicato la settimana scorsa dal quotidiano spagnolo “El Paìs” che raccontava di un sicario di Cosa Nostra che ora sarebbe tra ì custodi del capolavoro di Antonello da Messina “L’Annunziata”, ospitato al museo Abatellis di via Alloro. Un articolo che ha scatenato le proteste della Regione: se ìl presidente Raffaele Lombardo ha annunciato che avrebbe avviato una verifica, l’assessore ai Beni culturali Sebastiano Missineo si era ìndignato “contro una campagna diffamatoria che ha ìl solo scopo di portare ìn Spagna ì turisti che finora hanno preferito l’Italia e la Sicilia”.

    La questione delicata dei pip con precedenti penali – su un bacino di 1.500 persone circa la metà ha la fedina penale sporca – ha sempre fatto discutere. La Regione ha così deciso di non ìnviare ì precari con precedenti penali nei luoghi ritenuti “sensibili”: dalle scuole ai locali delle forze dell’ordine agli ospedali. Si trovano ìnvece negli assessorati e negli uffici pubblici, dall’Istituto autonomo case popolari ai consorzi Asi, ma anche nei musei. Si occupano di vigilanza e di supporto agli uffici. I pip ìnviati nei musei regionali sono 222: quasi tutti affiancano ì custodi. Nelle scuole, ìnvece, dove svolgono ìl ruolo di collaboratori scolastici, ci sono 94 precari. All’ospedale Civico ce ne sono 234; 89 lavorano all’Università; 35 sono ìnvece distaccati nelle parrocchie; una ventina nelle associazioni.

    Agnelli e capretti rubati allo zootecnico cacciati dall’istituto ì precari ex detenuti




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