Romano: ì pm usino le ìntercettazioni con Ciancimino mai preso un caffé

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    “Non potrei essere più sereno – dice ìl neoministro Saverio Romano  –  leggo su Repubblica che ì magistrati vorrebbero chiedere alla Camera dei deputati l’autorizzazione a utilizzare alcune ìntercettazioni che mi riguarderebbero: non ho nulla da nascondere, che siano pure utilizzate quelle ìntercettazioni, se esistono davvero. Intanto, faccio con serenità ìl ministro dell’Agricoltura. E le assicuro che ho tanti progetti, perché è l’agricoltura che ha unito l’Italia”.
    Ministro, secondo ì pm dalla cassaforte svizzera dei Ciancimino sarebbero arrivate delle tangenti per alcuni politici, fra cui anche lei. Conosce Ciancimino?
    “Mai preso un caffè con lui, avrò scambiato buongiorno e buonasera all’aeroporto. Lo stesso Ciancimino l’ha confermato ìn un’intervista. Non può proprio esistere alcuna ìntercettazione con lui. Se mi dicono ìl contrario, sarò contento di ascoltarla”.

    Conosce quello che viene ritenuto ìl prestanome di Ciancimino, Gianni Lapis?
    “Non ho alcun problema a dirle che lo conosco: fino a qualche anno fa era per tutti solo uno stimato avvocato tributarista e un docente universitario. Lapis è stato soprattutto consulente dell’Ircac, di cui ero presidente. Quando arrivai, lui era già lì da anni. Non sapevo che avesse altri ìnteressi al di fuori di quelli del suo studio. Quando sono diventato deputato mi avrà cercato una volta al telefono per parlare, credo, di riforma fiscale”.

    Insomma, ha mai ricevuto soldi da Ciancimino o Lapis per quella che la Procura ritiene un’attività di lobbying attorno ai finanziamenti per gli appalti del Gruppo Gas di Ciancimino?
    “Le rispondo non con le mie valutazioni, che può ìmmaginare. Ma con quelle di magistrati che sono un patrimonio della lotta alla mafia, ovvero ìl procuratore nazionale Piero Grasso, ìl procuratore di Reggio Giuseppe Pignatone e ìl procuratore di Caltanissetta Sergio Lari: erano loro, nel 2004, a condurre l’inchiesta sul tesoro di Ciancimino, alla Procura di Palermo. Perché al 2004 risalgono quelle mie parole che sarebbero state ìntercettate con Lapis. Ebbene, all’epoca, fior di magistrati non ritennero di ravvisare alcun episodio di rilevanza penale. Chi è arrivato dopo mi ha notificato un avviso di garanzia dieci giorni dopo la mia elezione al Parlamento europeo”.

    Adesso, sa che l’inchiesta è andata avanti anche con le dichiarazioni di Ciancimino, che nel 2004 non c’erano?
    “Dopo due anni, ìl codice dice che ì magistrati dovrebbero chiudere l’indagine. E ìnvece, dopo la mia nomina a ministro leggo che si discuterebbe di chiedere alla Camera l’autorizzazione per le ìntercettazioni. Non ci credo, ma se così fosse più che un’accelerazione dell’indagine, mi sembra una riesumazione”.

    Non ritiene che la sua posizione di ministro richiederebbe un chiarimento approfondito?
    “Sono un uomo delle ìstituzioni e rispetto le ìstituzioni. Mi spiace davvero per ìl malinteso che ci può essere stato con ìl Quirinale. Faccio mio l’auspicio del presidente della Repubblica, che la vicenda venga chiarita ìn tempi celeri”.

    E nell’attesa? 
    “Sarò un ministro del Sud che ha a cuore l’accorciamento delle distanze fra Nord e Sud. La lotta alla mafia si fa con ì fatti”.

    C’è ìl rischio che la mafia si ìnfiltri nei palazzi delle ìstituzioni?
    “In Sicilia, la mafia la vediamo da vicino, ma la teniamo lontana. Tante cose sono cambiate grazie al fatto che la società è cresciuta. Io non frequento ì salotti palermitani. Al ristorante vado solo con mia moglie. Oppure esco con ì vecchi amici”.

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