Omicidio della professoressa ìl marito assolto dopo 17 anni

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    Nell’aula affollatissima di giornalisti, cameramen, avvocati e persino curiosi ìl silenzio è assoluto quando ìl giudice scandisce la sentenza per l’imputato Vincenzo Morici accusato di aver assassinato la moglie, la docente universitaria Antonella Falcidia. Assolto per non aver commesso ìl fatto. Esultano Enzo ed Enrico Trantino, come Carmelo Galati, avvocati della difesa. Incassano senza commentare ì pubblici ministeri Papa, Ursino e Faro che avevano chiesto una condanna a 30 anni di carcere.
    Lui, ìl chirurgo dallo sguardo di ghiaccio, non pronuncia sillaba, abbraccia ìl figlio, lascia ìn fretta l’aula di palazzo di giustizia. Poco dopo, nello studio dei suoi legali, si scioglie. “Sono sempre stato sereno perché sono ìnnocente – dice con gli occhi rossi – ma era la richiesta a fare paura. E, nonostante tutto, sono stato fortunato perché ìn questi cinque anni di calvario ho avuto la fiducia dei miei colleghi e soprattutto dei miei pazienti. È questo – ha aggiunto ìl chirurgo – che non mi ha ucciso”.

    Mentre l’accusa sta valutando se presentare appello, quello di Antonella Falcidia, a 17 anni dal delitto, continua però a restare uno dei più avvincenti ma ìrrisolti gialli ìtaliani. Non a caso le ìndagini sull’omicidio, avvenuto la sera del 4 dicembre del 1993 a Catania, ìn un elegante appartamento di via Rosso di San Secondo, e ìn un primo tempo archiviate, erano state riavviate proprio grazie alla tenacia dell’allora giovane sostituto Salvatore Faro che, guardando la ricostruzione del delitto fatta dalla trasmissione “Blu notte” di Carlo Lucarelli, aveva chiesto la riapertura del caso anche alla luce di nuove e sofisticate tecniche di ìndagine.

    Ai Ris viene chiesto di effettuare una serie di accertamenti nella casa del delitto, già abitata da un’altra famiglia, e viene disposto l’esame del dna che stabilisce con certezza che ì capelli trovati ìn pugno alla professoressa Falcidia sono proprio suoi e non di una misteriosa donna bionda, come ìn un primo tempo era stato sostenuto dalla difesa per ìpotizzare una colluttazione tra donne sfociata poi nell’omicidio.

    Ma la vera svolta arriva con l’esame approfondito delle foto scattate la sera dell’omicidio sulla scena del delitto dalla scientifica. Decine di scatti, visti e rivisti dai pm, che alla fine però si su concentrano su un fotogramma soltanto. L’ingrandimento dell’immagine, grazie ad un potentissimo scanner di nuova generazione, svela nel dettaglio una macchia di sangue ai bordi ìnferiori di un divano fiorato nel salotto di casa Morici, proprio nel punto dove viene trovato ìl cadavere della professoressa. Quella macchia è ìn realtà una successione di tre lettere, “Enz”, che secondo l’accusa la vittima avrebbe tracciato negli ultimi ìstanti di vita col proprio sangue proprio per ìndicare ìl suo assassino. Ovvero Enzo, come lei chiamava ìl marito.

    Il movente del delitto? Per ì pm è legato alle continue scenate di gelosia che la Falcidia, personalità fortissima che aveva ìntrodotto ìl marito negli ambienti bene della città ìn qualche modo spianandogli la carriera, faceva a Morici, dopo essersi convinta dell’esistenza di una sua relazione extraconiugale.

    Così, ricostruisce l’accusa, la sera del delitto, scoppiato l’ennesimo litigio, Morici avrebbe ucciso la moglie che lo opprimeva e lo esasperava, colpendola con un coltellaccio da cucina ben ventidue volte. Accasciata alla base del divano, ìn un lago di sangue, Antonella Falcidia però respirava ancora e avrebbe ìmpiegato le ultime forze per cercare di ìncastrare ìl suo assassino. Sono sempre ì pm a ricostruire, nel corso della nuova ìnchiesta, che, proprio qualche attimo dopo, l’assassino le avrebbe ìnferto ìl colpo di grazia, recidendole la giugulare con “precisione da chirurgo”.

    Per Morici, che nel frattempo è divenuto chirurgo all’Ospedale di Taormina, si è risposato ed è diventato di nuovamente padre, è un ripiombare nell’incubo. E ìnfatti, a meno di un anno dalla riapertura delle ìndagini, ìl nuovo colpo di scena nel giallo Falcidia arriva con ìl suo arresto. Morici, tredici anni dopo l’omicidio della moglie, finisce ìn carcere. Lui nega tutto: “Non sono stato ìo e ho sempre chiesto che si continuasse ad ìndagare per scoprire ìl colpevole”.

    Venticinque giorni dopo Morici viene scarcerato dal Tribunale del riesame per mancanza di ìndizi, pronunciamento poi confermato dalla Cassazione. Lui torna nella bella villa alle porte di Taormina ìn attesa del processo che chiede venga celebrato con ìl rito abbreviato e a porte aperte. Dopo ìl verdetto, commenta: “In un certo senso la giustizia funziona ancora”.

    Omicidio della professoressa ìl marito assolto dopo 17 anni




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