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Mafia, Catania come Gomorra| La sparatoria minuto per minuto

Due clan contrapposti, due morti e quattro feriti. Mafia e sangue come trenta anni fa. Ma non è un film.

CATANIA – Una pioggia di piombo, due clan contrapposti, due morti e quattro feriti. Mafia e sangue come trenta anni fa, Catania come Gomorra, solo che è tutto vero.

Il “fantasma”

Gli inquirenti lo considerano “organizzatore e istigatore” del gruppo di fuoco dei Cursoti Milanesi che ha freddato Luciano D’Alessandro e Vincenzo Scalia. Carmelo Di Stefano è il fantasma dell’agguato. Davanti ai giudici avrebbe negato di essere sulla scena del crimine, ma gli inquirenti non hanno dubbi: non può partire un’esecuzione nel cuore di Librino, uno dei quartieri più a rischio di Catania, senza che Di Stefano abbia dato il consenso.

Il boss “miracolato”

Cinquantenne, la mafia gli scorre nel sangue. Carmelo Di Stefano è fratello di Francesco, detto “Pasta ca sassa”, sotto processo per l’omicidio dello spacciatore Daniele Paratore, condannato in primo grado all’ergastolo, ma le dichiarazioni dei pentiti non sono bastate per arrivare alla sentenza definitiva di colpevolezza: è stato infatti assolto. Storie di clan dove si ammazza per la gestione di un piazza di spaccio, che frutta anche decine di migliaia di euro al giorno. Carmelo Di Stefano è il boss, con un passato da latitante, che nel 2008 ha ottenuto i domiciliari per “gravi motivi di salute”: risultava affetto da “paraplegia flaccida”. Ma poi il miracolo: gli inquirenti lo trovarono alla guida di una Bmw di lusso.

La scena del crimine

Viale Grimaldi 18, tra Librino e San Giorgio. L’8 agosto a terra ci sono Luciano D’Alessandro e C.B. ferito alla zona pelvica ma non in pericolo di vita. Dopo la curva, c’è un un altro cadavere, è quello di Vincenzo Scalia. Il primo ha un colpo d’arma da fuoco alla testa. Chi ha sparato ha usato una canna corta. Il terzo è stato colpito al torace. Hanno guardato negli occhi chi sparava. E li conoscevano bene. Lo scontro tra i Cappello e i Cursoti prosegue da tempo.

Gli inquirenti contestano i “futili motivi”. A innescare la sparatoria, è stata una delle tante tensioni tra i due clan.

Pomeriggio di fuoco

In tutto il quartiere sono stati sentiti decine di colpi di arma da fuoco. Sono da poco trascorse le diciannove. Cadaveri a terra e quattro feriti che arrivano in ospedale, al Garibaldi centro. Sulla strada restano le moto, Honda sh 300 e T Max.

L’assalto

Colpi di casco sulla testa. Tre feriti. È il 7 agosto, mancano 24 ore alla sparatoria. Nel mini market di un affiliato al Clan Cappello piombano gli uomini dei Cursoti Milanesi.

Le telecamere di sorveglianza filmano tutto: i video serviranno a identificare gli aggressori. Un’azione dimostrativa per i Cursoti, serve per far capire che gli uomini di Di Stefano non scherzano. Ci vuole un chiarimento e i picciotti dei due gruppi si danno appuntamento alle 18 in via della Concordia, altra zona cal

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