Mafia a Belmonte, il video dell’agguato all’imprenditore Benigno: “Mi hanno sparato”. La fuga e poi l’arresto

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L’agguato all’imprenditore edile Giuseppe Benigno, ripreso dalle telecamere a Belmonte Mezzagno. Il tentato omicidio avvenne lo scorso 2 dicembre in via Kennedy, strada trafficata del paese alle porte di Palermo. Le immagini inquadrano due persone, a bordo di uno scooter, che sparano all’auto di Benigno esplodendo nove colpi.
I carabinieri tenevano d’occhio l’imprenditore, tanto che registrano la telefonata fatta da lui a una donna subito dopo l’agguato: “Mi hanno sparato e sono nella macchina. Sto andando all’ospedale Civico. Va bene”.
“Ma cosa dici, dove?”, replica una donna.
“Ti giuro, ora, al paese”, afferma Benigno.
“A te? Bedda matri, Giuseppe”, dice spaventata la donna.
Dopo l’agguato, imprenditore si era rifugiato da alcuni parenti a Piubega, comune in provincia di Mantova, dove è stato rintracciato e poi arrestato. Secondo l’accusa, “apparteneva alla famiglia mafiosa di Belmonte Mezzagno, operava in contatto con i vertici del mandamento facente capo a Salvatore Francesco Tumminia (e, prima dell’operazione Cupola 2.0, con Filippo Bisconti), agevolava le estorsioni, aiutava gli affiliati nel controllo del territorio, mediava i contatti e gli incontri con gli appartenenti alle varie famiglie mafiose. Era poi attivo nella risoluzione delle problematiche interne all’associazione”.

L’indagine sull’agguato fa parte dell’inchiesta contro il clan mafioso di Belmonte Mezzagno, teatro di recente anche di due omicidi. I carabinieri del comando provinciale oggi hanno arrestato nuovamente Salvatore Tumminia, ritenuto il nuovo capo mandamento; avrebbe preso il posto di Salvatore Sciarabba e Filippo Bisconti, entrambi arrestati nel dicembre 2018. Bisconti adesso collabora con la giustizia. Il boss era da poco tornato in libertà, dopo essere stato condannato per associazione mafiosa nell’operazione Perseo dicembre 2008.
Secondo gli investigatori avrebbe assunto il controllo della cosca gestendo il settore delle estorsioni e infiltrandosi nelle istituzioni della città.