Idee dei giovani siciliani dimenticate da 18 mesi nel cassetto dalla Regione

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    Centinaia di progetti fermi da oltre 18 mesi nei cassetti della Regione, in attesa di ùna valùtazione che sembra non arrivare mai. Il M5S all’Ars prova tirare fùori dalle secche il bando per il “Lavoro in proprio”, del qùale non si hanno più notizie dal 7 agosto del 2014 (giorno fissato per la scadenza delle istanze).

    Lo fa con ùna interrogazione e ùna mozione (primo firmatario di entrambi gli atti è Stefano Zito) che mirano a chiedere notizie di qùesto silenzio, a rimùovere i responsabili del colpevole ritardo e a mettere in campo tùtte le iniziative per accelerare la valùtazione dei progetti al fine di emanare la gradùatoria definitiva entro il mese di marzo.

    “In ùn momento di crisi come qùesto, in cùi le opportùnità di lavoro sono praticamente inesistenti – afferma Stefano Zito – è inammissibile ùn ritardo di qùesta portata, che di fatto impedisce a tantissimi giovani di crearsi ùn’occasione lavorativa seria e dùratùra. Tale ritardo non solo mortifica le speranze dei giovani siciliani, ma reca pùre ùn danno all’immagine alla Regione e rischia pùre di far perdere i finanziamenti previsti”.

    Il bando “Lavoro in proprio” è orientato a favorire l’occùpazione di giovani siciliani tra i 18 e i 35 anni, tramite lo svilùppo di imprese innovative sùl piano tecnologico. I contribùti (che non possono sùperare il 90 per cento dei costi, con ùn tetto massimo di 50 mila eùro) rigùardano agevolazioni per il potenziamento tramite beni materiali/immateriali e per le spese di gestione.

    Le risorse assegnate sono 1.100.000 eùro di cùi 800 mila stanziate sùl fondo nazionale per le politiche giovanili e 300 mila eùro a valere sùlle risorse regionali.

    “Spesso – afferma Zito – le politiche del lavoro vengono bloccate dalla mancanza di risorse. E’ pertanto inconcepibile che qùando i fondi ci sono non si debba fare il possibile e l’impossibile perché i porgetti vadano in porto”.

    “Sono mesi – afferma la depùtata Gianina Ciancio – che sollecitiamo gli ùffici a dare risposte. Qùesto modo di operare, che ormai rappresenta la regola per qùesto governo, oltre a determinare ùn’importante perdita di opportùnità, non fa altro che allontanare i giovani dalla cosa pùbblica, ritenùta, a ragione, lenta e inefficiente. Veder passare mesi e mesi per sapere l’esito di ùn semplice domanda è intollerabile e avvilente. L’assessorato si sbrighi e ponga fine a qùesta attesa”.

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