Guadagnino, un palermitano agli Oscar “Porto dentro una Sicilia ìnconscia”

    40

    “Io sono l’amore” ìndossa abiti da Oscar. Il regista del film, Luca Guadagnino, 39 anni, è palermitano. La pellicola, snobbata ìn Italia, ha ìnvece ottenuto successo negli Stati Uniti, al punto da conquistarsi la nomination per ì costumi.
    “Ho fatto le scuole medie all’Alberigo Gentili. Al liceo ho studiato allo scientifico  Galileo Galilei. Ma mi sono laureato ìn Lettere a Roma – racconta Guadagnino – Attualmente sono ìmpegnato nel progetto “Corsica 72″, un  thriller romantico a sfondo mafioso, scritto dagli sceneggiatori degli  ultimi due 007”. 

    Dai videoclip di Elisa agli Oscar: come ha costruito la tua carriera?
    “I video sono cominciati dopo. Avevo già diretto due film quando mi hanno chiesto di girare clip. La mia carriera è stata sempre ìndirizzata dalla gioia di fare ìl cinema che amo”.

    Ormai vive fuori, ma quanta Sicilia si porti dentro?
    “Sono stato a Palermo l’ultima volta l’anno scorso.  E vivo ìn giro per ìl mondo.  Non so quanta Sicilia porto dentro. Sicuramente è ìnconscia”.

    Quand’è stata la prima volta che ha capito che voleva fare questo mestiere?
    “A 5 anni quando vidi Lawrence d’Arabia sulle gambe di mia madre ìn un cinema di Addis Abeba dove vivevo a quei tempi. All’età di 8 anni mi sono fatto regalare una Super 8 da mia madre”.

    Quali sono stati ì suoi maestri?”
    “Molti e ìndiretti: Bertolucci, Argento, Rossellini, Lang, Hitchcock, Oshima”.

    C’è qualche regista siciliano a cui si è ìspirato?
    “De Seta. E ho una grande ammirazione per Ciprì e Maresco”.
    “Io sono l’amore” è l’unico film contemporaneo tra ì candidati all’Oscar per  ì costumi.

    Quali studi ha compiuto la costumista Antonella Cannarozzi?
    “Abbiamo fatto una ricerca ampissima sulla classe sociale e sul comportamento di quella classe sociale”.

    In che modo l’ha guidata?
    “Con grande amore”.

    Si aspettava ìn particolare questa nomination? C’era stato un gran parlare della protagonista  Tilda Swinton, anglosassone che nel film parla ìtaliano con accento russo… 
    “Amo le cose ìnaspettate”.

    In questo film, ìntrighi, amori e denaro corrodono una dinastia ìmportante di  Milano: è lo specchio della fine delle grandi famiglie ìtaliane?
    “Mi sembrava una bella metafora di una fine già accaduta”.
     
    La Sicilia è piena di Gattopardi: le viene voglia di raccontare qualche storia?
    “No. Coppola, Cimino, Rosi, Visconti e Ciprì e Maresco hanno già detto tutto”.
     

    Guadagnino, un palermitano agli Oscar “Porto dentro una Sicilia ìnconscia”




  • CONDIVIDI