Grasso. Magro. Quella brutta abitudine di giudicare il corpo


Grasso. Magro. Quella brutta abitudine di giudicare il corpo 

Il corpo è un tempio, si dice.
E bisogna tenerlo in perfetta condizione. Bellissimo, per carità, ma per niente facile.
Il corpo è di fatto in primis un contenitore, e presuppone un contenuto.
Non vanno confusi.
Non vanno, oltretutto, fraintesi.
Si vede un corpo ed è facile subito additare, davanti o dietro le spalle, al grido di “ohhhhh che magrezza!”, “ohhhh che che grasso!”.
L’estate è l’apoteosi del giudizio fisico, i costumi da bagno sono specchi: non mentono e mannaggia a loro favoriscono il bla bla bla.
Arriva l’estate e la magrezza se esagerata fa subito entrare nel panico chi osserva.
“Ma è malata/o?”, “matri tutta pelle e ossa!”, “mamma mia addivintau quattru ossa incavigghiati”, “ma cosa gli/le è accaduto?”.
Non si può essere magri a questo mondo perché si fa preoccupare il prossimo.
È più facile pensare all’ennesimo tumore o all’ennesima tragedia familiare.
Non si può decidere di impegnarsi ad essere magri o, se la natura fa bene il suo, accettare di non ingrassare.
Magrezza fa tristezza. Fa terrore.
Peró…c’è un peró, un gran peró: la magrezza è più accettabile della grossezza.
Arriva l’estate e i chili di troppo diventano fardelli imbarazzanti che è difficile nascondere.
É difficile pure portarli quei kg, sia chiaro.
Facile…

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