L’ex giudice Saguto in aula con l’agendina blu. Il pm: «Non fa paura»

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L'ex giudice Saguto in aula con l'agendina blu. Il pm: «Non fa paura»
L'ex giudice Saguto in aula con l'agendina blu. Il pm: «Non fa paura»

CALTANISSETTA – «L’accusa sostiene che con questa agenda blu io voglio sostenere che sono tutti colpevoli, io invece l’ho esibita per provare che sono innocente». Così l’ex presidente della sezione misure di prevenzione Silvana Saguto si è difesa in aula a Caltanissetta, nel corso delle sue dichiarazioni spontanee pronunciate prima dell’inizio della requisitoria, riferendosi all’agenda nella quale l’ex giudice, radiato dalla magistratura, ha conservato i bigliettini da visita di colleghi che le avevano segnalato i nomi di persone da nominare come amministratori giudiziari, altre persone quindi che potrebbero afr parte del cosiddetto “cerchio magico” creato dalla ex reggente della sezione del Tribunale palermitano.

L’imputata non ha ritenuto di dovere consegnare l’agenda, come invece ha sollecitato il Pm Maurizio Bonaccorso, protagonista di un acceso diverbio con il difensore della Saguto.   L’ha mostrata a lungo la Saguto quell’agendina durante i 40 minuti di dichiarazioni spontanee ma alle fine, nonostante la reiterata richiesta del pm Maurizio Bonaccorso, non l’ha depositata agli atti. «Mi attengo a quanto dice il mio difensore – ha detto – e se mi dice di non consegnarla non lo faccio». 

Sono 15 gli imputati del processo, coinvolti a vario titolo nell’inchiesta riguardante la sezione più discussa del tribunale di Palermo.  Sotto accusa, oltre a Silvana Saguto, ex presidente della sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo che il Csm ha radiato dalla magistratura, ci sono il padre, Vittorio Saguto, il marito Lorenzo Caramma e il figlio Emanuele, gli amministratori giudiziari Gaetano Cappellano Seminara, Walter Virga, Aulo Gigante e Nicola Santangelo, il colonnello della Dia Rosolino Nasca, i docenti universitari Roberto Di Maria e Carmelo Provenzano, la moglie e la collaboratrice di Provenzano, Maria Ingrao e Calogera Manta, l’ex prefetto di Palermo Francesca Cannizzo, l’ex giudice della sezione misure di prevenzione Lorenzo Chiaramonte. Gli imputati sono accusati di aver gestito in maniera disinvolta i beni confiscati alla mafia. 

«Più volte – ha continuato Saguto – ho avuto contestato di essere stata l’artefice di provvedimenti. I provvedimenti giudiziari si fanno in tre. Non avevo degli sprovveduti accanto. Tutte le persone che portavano un curriculum avevo interesse a nominarli considerato che li vagliavamo in tre? Io motivavo i decreti, erano corposi».

«Mi è capitato una volta di nominare un perito nuovo: un ragazzo – ha ricordato -, che stando a quanto mi era stato detto quella perizia non la sapeva fare. E quindi informalmente ho incaricato un’altra persona. Quello che noi guardavamo era il buon andamento generale e comunque nel massimo della trasparenza. I miei provvedimenti sono tutti motivati. Quella che non motivava mai era la dottoressa Claudia Rosini. Quelli sì erano quasi monocratici. Anche se la Rosini si erge e dice di mostrarsi dispiaciuta del lavoro che svolgevamo, il marito aveva tre incarichi. E’ rimasto fino a quando io me ne sono andata».

Dopo le dichiarazioni spontanee dell’ex giudice, è cominciata la requisitoria del pubblico ministero Maurizio Bonaccorso che ha parlato di un ufficio – la sezione di Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo – «trasformato in un ufficio di collocamento», di «amministratori giudiziari che hanno avuto un comportamento predatorio», di «pubblici ufficiali che hanno recato un danno irreparabile e incalcolabile all’immagine dell’amministrazione della giustizia». Secondo Bonaccorso «questo processo è stato definito, con una espressione infelice, il processo all’antimafia. Niente di più sbagliato. Questo è un processo a carico di pubblici ufficiali, magistrati, amministratori giudiziari, avvocati, che hanno strumentalizzato il loro ruolo importante». 

Secondo Bonaccorso «i magistrati non hanno motivo di essere terrorizzati dal contenuto dell’agenda di Silvana Saguto, che ha portato in aula anche oggi». «Qualcuno ha insinuato in maniera vergognosa – dice Bonaccorso – che dopo che la dottoressa Saguto ha agitato l’agendina questo processo è cambiato. Si deve solo vergognare chi ha detto questo. Il processo non è cambiato e non può cambiare». E ha aggiunto: «Avrei preferito che l’agenda oggi venisse depositata al ricordo ma così non è stato. Sarebbe stato più elegante che agitarla…», ha detto.