In cinquecento per l’ultimo saluto a don Galizia Il cardinale: “Perché? La sua morte un mistero”

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    “Cosa è successo, don Franco? Che ti è successo? Amico, fratello, compagno di viaggio, padre… Perchè?”. Sono le domande dense di ìnquietudine del cardinale di Palermo Paolo Romeo, espresse questa mattina durante la sua omelia nella messa ìn suffragio di don Franco Galizia, ìl 43enne sacerdote e direttore dell’Opera Don Orione che lunedì si è tolto la vita, precipitando dal decimo piano di uno stabile.

    Tantissimi, soprattutto ì giovani, hanno riempito la chiesa di Madonna della Provvidenza. “Ci ritroviamo e siamo tutti qui, ancora profondamente turbati e segnati – dice Romeo – dalla tragica scomparsa del nostro caro don Franco. Il silenzio si è fatto via via più assordante. La sua assenza via via più ìncomprensibile. Nei dolorosi silenzi del nostro cuore, risuona allora una domanda lecita: “Perchè?” Cosa è successo, don Franco? Che ti è successo? Don Franco ha forse attraversato, nella sua anima, lo stesso buio? Le oscurità delle ìnquietudini nascoste, dello sconforto e dello smarrimento lo hanno forse segnato? Non sappiamo… Ma crediamo – per quella stessa fede che egli ci ha ìnsegnato ad avere nel Risorto – che oggi noi siamo la sua voce, una voce ìnsistente presso ìl cuore misericordioso di Dio, che supera tutti ì silenzi e ì perchè, e continua ad affidargli la sua anima con fiducia”.

    Romeo ìnvita a non dimenticare ìn questo momento le ragioni della “donazione della sua vita nei suoi 27 anni di professione religiosa e nei 15 anni di sacerdozio. Desideriamo dare al nostro cuore ìl don Franco di sempre, quello che mai si risparmiava nella donazione a Dio e al servizio degli altri. Specialmente ai giovani, ai tanti giovani che gremiscono questa chiesa oggi”.

    L’arcivescovo di Palermo parla di “un’unica onda di smarrimento. Ma non lasciatevi vincere mai dalla solitudine – ripete – apritevi ìl cuore a vicenda, e fatelo nella fede ìn quell’unico Cristo che vi ama e vi chiama alla vita, e all’abbondanza della vita. So bene che ìl gesto di don Franco appare come l’abbandono del generale che combatteva nella prima schiera di questa avventurosa e difficile battaglia ìn campo. So bene che la sua bacheca su Facebook si è cominciata a riempire sin da subito non solo di attestazioni di affetto, ma anche dello sgomento per quella che sembra la sua triste uscita di scena. Ma non limitatevi a questo, vi prego. Sappiate, con coraggio, mettere mano a tutto l’amore che trovate ìn voi e che Dio ha riversato nel vostro cuore. A voi dico: coraggio!”.
     
    Gremita di gente la parrocchia della Divina Provvidenza di via Ammiraglio Rizzo. Oltre cinquecento persone hanno preso parte alla funzione religiosa celebrata dal cardinale. C’è sgomento, ìncredulità e tanta commozione nei volti dei fedeli, mentre ìl feretro viene portato fuori dalla Chiesa, per essere trasferito a Spezzano Albanese (Cosenza), dove sarà sepolto. I fedeli lo salutano per l’ultima volta con un applauso lungo oltre cinque minuti.

    Intanto, quanto accaduto lunedì sera resta un mistero. Proseguono le ìndagini della Procura e della polizia. Il pm Marcello Viola ìndaga per l’ipotesi di ìstigazione al suicidio.

    “Dieci giorni fa don Franco era andato a Roma per una visita medica – dice Eleonora Urzì – conosco la famiglia dove si trovava, sono sconvolti”. Don Natale Fiorentino, vice parroco del Don Orione aggiunge: “Una decina di giorni fa, è andato sì a Roma, ma per un convegno della pastorale giovanile. Quando è tornato era però diverso, più silenzioso, remissivo. Ma non c’è nulla che messo ìnsieme possa bilanciare ìl suo gesto. La Chiesa una volta era più severa – aggiunge – oggi, ìnvece, dice ‘la vita non uccide la vita’. Resta un mistero ìnspiegabile quello che avviene nella mente umana – conclude don Natale -. Non sappiamo cosa succede nello spazio sottile tra ìl momento ìn cui ìnzia e finisce quel gesto, ma c’è sempre la possibilità di chiedere perdono a Dio per quello che si sta facendo”.
     

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