Il giro del mondo a piedi, la straordinaria vita del palermitano Damiano Cosenza

15
Il giro del mondo a piedi, la straordinaria vita del palermitano Damiano Cosenza
Il giro del mondo a piedi, la straordinaria vita del palermitano Damiano Cosenza

Esistono vite ordinarie (la maggior parte) e vite straordinarie (rare). Quella del palermitano Damiano Cosenza è stata una vita straordinaria. A partire dai 57 anni.

Da quando decise di fare il giro di buona parte del mondo, a piedi. In compagnia di uno zaino con dentro il minimo essenziale per vivere. Si era nel 1980, non esistevano le mappe Google e gli smartphone, per comunicare a distanza vi erano solo telefoni fissi o a gettoni e viaggiare per mete
lontane, ancor più se soli e senza mezzi, era l’avventura più pazza da immaginare. L’anno prima Damiano Cosenza, grazie a una legge speciale che ne anticipava la pensione, si era congedato dal suo passato di impiegato di banca.

Per prima cosa si era messo a studiare per conseguire la laurea in Filosofia, lui che, libero dai vincoli della routine quotidiana, andava scoprendo il filosofo che gli si celava dentro. Ed è appunto il filosofare (otterrà la laurea con una tesi su Nietzsche) che lo spinse a viaggiare nelle condizioni più difficili: Cosenza voleva conoscere se stesso, le proprie potenzialità e i propri limiti, il mondo che lo circondava, sfidare la natura e le sue asprezze, contemplarne gli spazi sterminati, assaporarne il fascino, interrogarsi sui suoi silenzi, in una ricerca – personalissima – di Dio.

In 8 anni, dal giugno dell’ 80 al novembre del 98 – gli anni della sua vita straordinaria -, percorrerà più di 24 mila chilometri attraversando, col caldo più afoso e il freddo più rigido, continenti, deserti, terre inospitali. In tutto 8 distinti viaggi, alternati dalle pause dei suoi ritorni a Palermo (accanto Regina, la
paziente moglie friulana) durante le quali si allenava sui sentieri per lui privi di segreti di monte Pellegrino.

Proprio da monte Pellegrino, dal Santuario di santa Rosalia, ha inizio il suo primo tour. È il primo giugno del 1980. Obiettivo: passare a setaccio lo Stivale; punto d’arrivo: il santuario di Castelmonte nella provincia di Udine.

Poco meno di duemila chilometri con tante notti passate sotto le stelle nel suo sacco a pelo e qualcuna al riparo di un ostello per lavarsi, telefonare, tenere i contatti con i cari. Come accadrà anche per i successivi viaggi.

Ma tra l’isola e il resto dell’Italia vi è il mare e un viaggiatore come Cosenza non può saltare l’ostacolo salendo comodamente su un traghetto. Occorre fare la traversata dello Stretto a nuoto in spregio alle gelide correnti del mare. La Rai seguirà l’impresa di Cosenza tra le insidie di Scilli e Cariddi. Poi, giunto a Roma, la benedizione di papa Giovanni Paolo II.

Il pontefice lo riceve in udienza ai giardini del Vaticano e gli regala una coroncina di rosario:

«Dica ogni tanto in famiglia il santo rosario, come si diceva una volta, e pensi a me». Il 17 luglio, come da programma, la meta in Friuli con l’abbraccio festoso dei parenti della moglie e delle autorità del luogo.

Poi gli altri viaggi, sempre più ambiziosi. Dal 23 giugno al 18 settembre del 1985 Cosenza affronta l’America, percorre 18 stati partendo da Los Angeles per arrivare a New York. È il viaggio più lungo, più di 5000 km, Cosenza scopre il deserto e le foreste, sente l’ululato dei lupi e s’imbatte in un’orsa distante
pochi passi da lui. Al ritorno a Palermo un dolore atroce: la morte della figlia Tania di soli 32 anni. Ma Cosenza non si lascia sconfiggere dalla vita. Reagisce perseverando nel suo «folle» progetto di conoscere il mondo.

Nell’estate del 1988 è la volta del Circolo Polare Artico: dalla Norvegia alla Lapponia e ai ghiacciai del Polo Nord, più di 3 mila chilometri. Un mattino «Il camminatore solitario» – come l’ha battezzato il giornalista Antonio Fiasconaro che gli ha dedicato un libro con i suoi diari – si sveglia di soprassalto: una renna gli sta accarezzando la barba.

Nell’autunno del ’90 l’India, il Nepal, Tibet e Pakistan, altri 3600 km. Cosenza sfida i monsoni e riesce a salvarsi da un fiume in piena abbracciandosi a un albero. Nell’autunno del ’92 la foresta amazzonica, dal Perù alla Bolivia per un totale di quasi 3 mila chilometri. Nell’estate del ’94 l’Australia: da Port Augusta a Darwin, altri 3000 km e passa. Lì l’attendono le tribù aborigene. Dal 4 settembre al 10 novembre del ’96 l’America centrale: il Messico, il Guatemala e l’Honduras, una marcia di 2500 km.

Infine, l’ottavo viaggio. Nel Sinai e nella Terrasanta per ripercorrere il cammino di Mosè. Tra tutti, quello più spirituale, non a caso l’ultimo, il congedo dalle avventure per il mondo. Cosenza parte il 2 settembre del 1998 e conclude il tour il 2 novembre percorrendo 1800 km: non era ragazzino quando iniziò a viaggiare, non lo è a maggior ragione adesso, la fatica si fa sentire a 75 anni, e non bastano il solito piatto di spaghetti al pomodoro, preparato la sera con un piccolo scaldavivande, e poche ore di sonno ad alleviarne la stanchezza. Dopo non viaggerà più, il novello Ulisse palermitano. Dovrà arrendersi a una brutta malattia spegnendo la sua sete di conoscenza il 13 gennaio del 2000, vent’anni fa.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui