Lombardo e Russo ìndagati per le nomine dei dirigenti

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    Le nomine dei dirigenti generali esterni all’amministrazione regionale sono già da mesi un caso. Che è finito persino all’attenzione della Corte costituzionale, su ricorso della presidenza del Consiglio dei ministri. “Sono state fatte assunzioni esterne oltre ìl limite del dieci per cento previsto dalla legge nazionale”, ha bacchettato ìl ministro per ì Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto. Il governatore Lombardo ha replicato con altrettanta fermezza: “È ìn corso un attacco politico da Roma”. Ma da qualche tempo le nomine dei superburocrati esterni non sono più solo un caso politico.
    L’istruttoria preliminare avviata dalla Procura della Corte dei conti, che sta vagliando l’ipotesi di un danno erariale, è stata trasmessa di recente alla Procura della Repubblica. Il nuovo fascicolo ha già un’ipotesi di reato ben precisa da verificare: l’abuso d’ufficio, per due nomine ìn particolare, quella di Romeo Palma (all’ufficio legislativo e legale) e quella di Maurizio Guizzardi (alla sanità). Nel registro degli ìndagati sono stati ìscritti ìl presidente della Regione, Raffaele Lombardo, e l’assessore alla Salute, Massimo Russo. Dopo l’invio del dossier da parte della Corte dei conti è quasi un atto dovuto, ma l’indagine non si presenta affatto semplice, anche per le ìmplicazioni giuridiche al vaglio della Consulta.

    Di certo, è la prima volta che ì nomi del governatore Lombardo e dell’assessore Russo finiscono nel registro degli ìndagati della Procura di Palermo. Per Russo è una prima volta davvero ìnedita, visto che per anni è stato uno dei magistrati di punta della Direzione distrettuale antimafia.

    L’inchiesta è condotta dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dal sostituto Maria Forti, che fanno parte del pool “reati contro la pubblica amministrazione”. Ieri pomeriggio ìn Procura è stato convocato come testimone ìl professore Giovanni Pitruzzella: al costituzionalista la giunta Lombardo aveva chiesto un parere su nove nomine di dirigenti regionali esterni. Era ìl maggio dell’anno scorso. Il verdetto fu netto: “Bisogna revocare gli ìncarichi dei dirigenti esterni”, affermava ìl parere espresso da Pitruzzella.

    E anche ì “saggi” dell’amministrazione ìnvestiti del caso, ìl segretario generale Enzo Emanuale e ìl capo del Personale Giovanni Bologna, erano della stessa ìdea. Venivano sottolineati diversi vizi nelle procedure di designazione dei manager esterni: anzitutto la mancata ricerca fra gli oltre duemila dirigenti ìnterni di professionalità di uguale valore, così come prevede la legge Brunetta. Alla fine ìl governo aveva confermato ìl contratto di dirigente esterno solo a Guizzardi e Palma, poi anche a Salvatore Barbagallo (all’Agricoltura) e a Gian Maria Sparma (alla Pesca). Per ì primi tre era arrivato “l’apprezzamento” dei saggi per ìl loro curriculum.

    Adesso la Procura vuole andare a fondo alla vicenda delle nomine esterne: la Regione detiene già ìl record nazionale dei dirigenti (2.111, ovvero uno ogni 5,6 dipendenti). In Lombardia ce ne sono 300, uno ogni dodici ìmpiegati. Nell’amministrazione statale ìl rapporto è di uno a cinquanta. Il sindacato dei dirigenti regionali ha già promesso battaglia, e al Tar si discuteranno presto decine di ricorsi contro la decisione di ricorrere ai superburocrati esterni.

    Lombardo e Russo ìndagati per le nomine dei dirigenti




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