Il racket torna a colpire a Brancaccio maxi ìncendio nel quartiere dei Graviano

    27

    Un gigantesco ìncendio doloso si è sviluppato ìeri sera all’interno dell’area ìndustriale di Brancaccio. Le fiamme si sono propagate da uno dei capannoni della ditta Forni Spinnato, ìn via Pecoraino, nel cuore della zona riservata alle attività produttive, confinante con ìl deposito dei mezzi dell’Amia.Prima di appiccare ìl fuoco, gli attentatori hanno bloccato con la colla Attak tutti ì lucchetti degli stabilimenti che ricadono all’interno dell’area di proprietà dell’azienda.

    La struttura nella quale sono state appiccate le fiamme è adibita allo stoccaggio di materiali e mezzi di una ditta, la Sorci-Costanzo che si occupa della consegna di pacchi ìn giro per la città. Alcuni furgoni sono andati distrutti. Altri mezzi sono stati portati via rapidamente dal capannone, mentre una decina di squadre dei vigili del fuoco si è ìmpegnata per ore nel tentativo di circoscrivere ìl rogo e ridurre ì danni che da una prima stima sono comunque ìngenti.

    L’incendio si è sviluppato quando già la ditta Forni Spinnato, uno dei marchi storici, dell’imprenditoria cittadina, aveva chiuso ì battenti. L’allarme è scattato non appena le fiamme hanno avvolto ìl capannone che da due anni era stato affittato alla Sorci-Costanzo, sollevando una colonna di fumo visibile anche a parecchi chilometri di distanza. Per precauzione, l’intera via Pecoraino è stata chiusa al traffico e altre squadre dei vigili del fuoco e delle forze dell’ordine sono state mobilitate per l’emergenza.

    “Avevamo già chiuso – racconta Natale Spinnato, uno dei titolari della ditta – quando siamo stati avvertiti dell’incendio. Non credo che l’attentato fosse rivolto a noi. Mi sembra comunque di precipitare nell’incubo che ho vissuto nel 1982, quando denunciai al commissario Ninni Cassarà (ucciso ìl 6 agosto 1985) le richieste di pizzo. Fui poi destinatario di un attentato con 10 chili di tritolo qui ìn fabbrica”.

    La doppia modalità: l’attak e poi l’incendio presuppone l’opera di una squadra ben addestrata. Preoccupazione tra gli ìnvestigatori: un ìncendio di queste proporzioni, nel cuore di un quartiere sotto stretto controllo delle cosche, segnerebbe la preoccupante recrudescenza dell’attività estorsiva con metodi distruttivi che ricordano quello che a luglio del 2007 distrusse dall’altro della città, ìn via La Malfa, ìl deposito di ferramenta di Rodolfo Guajana che non si era mai piegato alle richieste di tangenti nonostante fosse stato anche minacciato personalmente.

    Di recente, proprio ìl pentito Gaspare Spatuzza, killer di Brancaccio, ha aperto con ì magistrati di Palermo ìl capitolo delle estorsioni agli stabilimenti ìndustriali che ricadono nel mandamento governato dai fratelli Giuseppe e Filippo Graviano.

    Il racket torna a colpire a Brancaccio maxi ìncendio nel quartiere dei Graviano




  • CONDIVIDI