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Badante accusata di omicidio, ricorso per la condanna

La difesa di Dana Mihaela Nicoleta Chita

Nel ricorso presentato in Cassazione, l’avvocato Giuseppe Lipera ha sostenuto che la pena di 23 anni confermata dalla Corte d’Assise d’appello di Palermo è eccessiva, sproporzionata e iniqua. La difesa di Dana Mihaela Nicoleta Chita si basa sulla contestazione del quadro meramente indiziario su cui si è basata la sentenza di condanna. Secondo l’avvocato, mancano prove concrete che dimostrino in maniera inequivocabile la colpevolezza della sua assistita. Lipera ha anche sottolineato la presenza di lacune nel processo e la superficialità delle indagini, affermando che la condanna si fonda su presupposti deboli e incerti.

Il caso e le accuse

Il caso riguarda l’omicidio di Michelangelo Marchese, 89 anni, avvenuto nella sua abitazione di Palma di Montechiaro (Agrigento) nella notte tra l’11 e il 12 luglio. Dana Mihaela Nicoleta Chita, romena di 26 anni, fu fermata il 20 novembre del 2020 e successivamente condannata a 23 anni di reclusione per l’omicidio dell’anziano. Secondo l’accusa, l’anziano avrebbe ingaggiato la donna come badante e le avrebbe promesso di sposarla lasciandole l’eredità. Tuttavia, la difesa della donna contesta queste accuse, sottolineando la mancanza di prove concrete e la presenza di altri complici non identificati che avrebbero potuto commettere il crimine.

Le prove e la condanna

Le prove che hanno portato alla condanna di Dana Mihaela Nicoleta Chita includono il ritrovamento di tracce del suo DNA su del nastro adesivo utilizzato per immobilizzare l’anziano. Tuttavia, la difesa ha contestato la validità di queste prove, sostenendo che potrebbero essere state alterate o inquinate durante le indagini. Inoltre, l’avvocato Lipera ha criticato la mancanza di prove concrete che dimostrino la premeditazione del delitto da parte della sua assistita, sostenendo che la condanna si basa su presupposti deboli e incerti.

La decisione della Corte d’Assise d’appello di Palermo

Nonostante le contestazioni sollevate dalla difesa, la Corte d’Assise d’appello di Palermo ha confermato la condanna a 23 anni di reclusione per Dana Mihaela Nicoleta Chita. Tuttavia, l’avvocato Lipera ha presentato un ricorso in Cassazione per contestare questa decisione, sostenendo che la pena è eccessiva e iniqua. La difesa continua a sostenere l’innocenza della sua assistita, sottolineando la mancanza di prove concrete e la presenza di lacune nel processo.

Conclusioni

Il caso di Dana Mihaela Nicoleta Chita è al centro di un acceso dibattito legale sulla validità delle prove presentate e sulla correttezza delle indagini. La difesa sostiene che la condanna a 23 anni di reclusione è eccessiva e sproporzionata, e che mancano prove concrete che dimostrino la colpevolezza della sua assistita. Ora spetta alla Cassazione valutare il ricorso presentato dall’avvocato Lipera e decidere sul futuro di Dana Mihaela Nicoleta Chita.

a
– omicidio di Michelangelo Marchese
– condanna a 23 anni


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