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Inchiesta sui diplomi “venduti”: udienza dopo un anno e mezzo per 99 imputati

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Il filone processuale dei presunti brogli commessi in un istituto paritario di Acireale si sposta al tribunale di Catania: lo hanno deciso i giudici della prima sezione penale del tribunale di Agrigento, presieduta da Alfonso Malato, ponendo fine a una lunghissima questione, approdata anche in Cassazione, che di fatto ha rallentato l’inizio del dibattimento che scaturisce dall’operazione “Diplomat” su un presunto giro di diplomi “venduti” senza neppure sostenere una lezione grazie alla falsificazione di documenti che attestavano il regolare percorso scolastico.

La difesa dei 99 imputati uti paritari di Canicattì e Licata orio parenti, amici e conoscenti ai quali serviva il diploma, ottenuto dopo avere pagato la consistente quota di iscrizione, che sarebbe stato loro “regalato” per potersi iscrivere all’università.

Uno dei presunti promotori dell’associazione sarebbe stato l’ex deputato regionale Gaetano Cani, di Canicattì, responsabile del centro studi “D’Annunzio” di Ispica. 

Il 21 dicembre dopo l’ordinanza dei giudici che si pronunceranno sulle richieste di ammissione dei mezzi di prova, sarà sentito il primo testimone. 

La maxi inchiesta sui diplomi “venduti” senza neppure un giorno di lezione: prima udienza dopo un anno e mezzo per 99 imputati

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Agrigento GN

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