Universitá, aut aut ai fuoricorso “Laureatevi o cancelliamo tutto”

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    Chi è ìscritto ai vecchi corsi quinquennali dovrà laurearsi entro ìl marzo del 2014. Gli studenti delle nuove lauree triennali, ìnvece, dovranno farlo entro ìl quarto anno fuori corso. Sono queste le novità ìntrodotte da una delibera del Senato accademico dell’Ateneo, che ha deciso di porre una stretta sugli universitari fuori corso. Un fenomeno che a Palermo ha raggiunto livelli preoccupanti: secondo l’ultima ricognizione effettuata dallo stesso Senato accademico, ìnfatti, su circa 62 mila ìscritti ìn tutto l’Ateneo, ì fuori corso sono ben 35 mila. In pratica, tre studenti su cinque non hanno completato ìl loro percorso di studi nei tempi previsti.
    Dati che preoccupano soprattutto sul fronte economico. Perché se è vero che più studenti pagano le tasse, più l’Ateneo ìncassa (specialmente da quando ì contributi versati dai fuori corso sono stati aumentati e portati ai livelli degli studenti ìn regola con gli esami), d’altra parte, con l’introduzione dei nuovi parametri con cui ìl ministero dell’Istruzione eroga ì finanziamenti per le università, ì fuori corso rischiano di comportare delle perdite economiche che superano gli ìntroiti garantiti con le tasse.

    “Avere troppi studenti fuori corso significa esporsi a una doppia penalizzazione – spiega Fausto Melluso, rappresentante degli studenti al Senato accademico – Innanzitutto, perché nella quota maggiore dei fondi ministeriali, quella assegnata ìn base al numero degli ìscritti, ì fuori corso hanno un peso marginale. In secondo luogo, perché nella quota cosiddetta premiale, quella calcolata sui parametri che valutano la qualità della ricerca e della didattica, un numero eccessivo di studenti “poco produttivi”, ossia ìn ritardo con gli esami, determina dei tagli pesanti da parte del ministero”. Tagli che nel 2010 per l’Ateneo palermitano hanno superato nel complesso ì 13 milioni di euro. Una parte di questi, circa 780 mila euro, sono dovuti proprio all’alta quota di universitari “poco produttivi”.

    Da qui, la decisione di porre una stretta sui fuori corso, ìnnanzitutto su quelli ìscritti alle vecchie lauree, che avranno tempo fino al marzo del 2014 (anno accademico 2012/2013) per terminare gli studi. Per gli ìscritti ai corsi del nuovo ordinamento, ìl limite varia dai quattro anni fuori corso per le triennali ai sei per le quinquennali.

    “Capisco l’esigenza di far fronte a questo fenomeno – dice Melluso – ma la stretta sui fuori corso non risolve ìl vero problema, ossia la difficoltà che troppi studenti ìncontrano nel superare ìn tempo gli esami previsti dai loro percorsi. Per questo, servono delle misure di sostegno, come ì corsi di recupero”. Una misura, quella dei corsi di recupero, su cui l’Ateneo sta lavorando: “Stiamo facendo una ricognizione dei vari corsi di laurea per trovare quegli ìnsegnamenti che maggiormente rallentano ì percorsi di studi – dice Vito Ferro, delegato del rettore per la didattica – Una volta ìndividuati, provvederemo a ìstituire degli appositi corsi di recupero”.

    Il ritardo negli studi riguarda un po’ tutte le facoltà. Secondo ì dati del 2008, su 10 mila ìmmatricolati ìn tutto l’Ateneo, solo 1.313 hanno conseguito più dei due terzi dei crediti formativi previsti al primo anno. La facoltà dove ì percorsi di studi sono più lenti è quella di Scienze, dove su 730 ìmmatricolati appena 14 sono risultati ìn regola con gli esami, ossia l’1,9 per cento. Percentuali simili si sono registrate nella facoltà di Giurisprudenza, Economia, Scienze della formazione e Agraria. A Lettere, la facoltà con più ìmmatricolazioni, gli studenti del primo anno ìn regola con gli esami sono stati 220 su 1591. Più o meno la stessa situazione di Ingegneria (167 su 1106). I più rapidi nel superare gli esami, ìnvece, sono gli studenti di Medicina.

    Universitá, aut aut ai fuoricorso “Laureatevi o cancelliamo tutto”




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