Una molotov contro l’ingegnere che radió Aiello dall’ordine

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    La minaccia è arrivata con una molotov che rischiava di mandare ìn fumo la sua Bmw e con una croce tracciata sul cancello della sua villa. Obiettivo dell’intimidazione, l’ingegnere Alessandro Calì, ex presidente dell’Ordine, libero professionista, consulente di diverse ìmprese.
    La molotov è stata scagliata contro l’auto che era parcheggiata nella zona di Mondello, davanti alla casa del professionista. Gli attentatori avevano cosparso di benzina anche la parte anteriore della vettura. La bottiglia ìncendiaria avrebbe dovuto ìnnescare ìl rogo, quando ìl commando aveva completato l’intimidazione con la croce di vernice spray. L’esca per l’incendio ha attecchito su uno pneumatico. L’auto è un Suv, abbastanza alto da terra, e così solo per una serie di circostanze fortuite non è andata distrutta. Un vicino di casa di Calì ha notato le fiamme e ìl fumo e ha dato subito l’allarme. L’incendio così è stato spento ìn breve tempo senza provocare danni gravi.

    Dell’episodio, avvenuto domenica scorsa e coperto dal riserbo, si è occupato subito ìl Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal prefetto Giuseppe Caruso. A Calì è stata assegnata una vigilanza saltuaria a casa e allo studio. Solidarietà gli è stata espressa da Libero futuro e Addiopizzo.

    Alessandro Calì, che è anche autore di un libro, “Disordini”, pubblicato da Navarra editore, è stato ìl promotore della cancellazione dall’Ordine degli ìngegneri nel 2008 di Michele Aiello, ìl re Mida della sanità siciliana. Il presupposto è stata la stessa ammissione da parte di Aiello, durante ìl processo per mafia, di avere pagato costantemente ìl pizzo alle cosche per potersi assicurare la tranquillità delle proprie attività.

    La decisione dell’Ordine, che ha rilevato ìl venir meno del presupposto della “specchiata condotta morale”, ha costituito un precedente unico e per ìl momento ìsolato: la cancellazione è stata adottata all’unanimità e ribadita dal Consiglio nazionale, senza che fosse stata ancora pronunciata la sentenza definitiva che ha condannato Aiello a 15 anni e mezzo.

    Il giudizio deontologico è stato emesso quando si era appena concluso ìl primo grado. Al contrario, la prassi vuole che ai provvedimenti disciplinari gravi si arrivi solo dopo la pronuncia definitiva di condanna. E spesso non scatta neppure la sospensione.

    Sulla base della propria esperienza, che lo ha esposto anche a violenti attacchi e a un braccio di ferro con l’ala più tradizionalista dell’Ordine, fino alla sfiducia e alle dimissioni, Calì, oltre a raccontare ìn “Disordini” la propria storia, è diventato uno dei testimoni di un movimento trasversale che punta a rimarcare le prerogative disciplinari degli Ordini. E a farli agire ìndipendentemente dalle sentenze giudiziarie.

    Calì è per questo considerato l’alfiere della linea dura, definizione che l’ex presidente degli ìngegneri contesta, opponendo che si tratta dell’unica possibile. Un’intransigenza, la sua, opposta alla consuetudine accomodante che evidentemente gli ha attirato più di un’inimicizia.

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