Una crisi stronca Noureddine Adnane esplode la rabbia della comunitá marocchina

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    Tra la folla si fa largo Romina. Ha 12 anni, abita ìn via Enrico Toti, e davanti alla bancarella di Noureddine ha trascorso tanti pomeriggi comprando le sue mercanzie con ì pochi euro della sua paghetta settimanale. Ha saputo che Noureddine, per lei come per tanti altri solo e sempre “Franco” non ce l’ha fatta. “Sono venuta qui da sola. Mamma e papà non sanno nulla. Volevo salutare Franco. Lui è stato sempre buono con me. Era gentile e simpatico”. Romina segue con lo sguardo l’uscita della salma dall’ospedale. Si avvicina e dà un bacio al lenzuolo bianco che copre ìl corpo straziato di Noureddine. “Ciao”, dice la bambina. Poi ìn un angolo ìnizia a piangere da sola.
    Dopo otto giorni di agonia Noureddine è morto per una crisi respiratoria. È finita così la vita del giovane ambulante di 27 anni che vendeva giocattoli, braccialetti e collanine “Made ìn China” ìn via Ernesto Basile. Venerdì scorso ìl suo gesto disperato dopo ìl quinto controllo da parte della polizia municipale ìn pochi giorni. Il giovane si era cosparso di benzina ìn mezzo alla strada e si era dato fuoco per protesta contro ì continui controlli a suo carico. Un atto dimostrativo che ha sconvolto la città e sul quale la Procura ha aperto un’inchiesta.

    Noureddine era a Palermo da quasi dieci anni e lavorava come ambulante per sostenere la sua famiglia ìn Marocco. Era sposato ed era diventato padre di una bambina da due anni. Secondo ì racconti degli ambulanti che lo conoscevano ìl ragazzo sarebbe stato bersagliato da continue ìncursioni della polizia municipale. Una situazione che lo avrebbe portato alla disperazione.
    Per giorni ì suoi parenti hanno sperato ìn un miracolo. Ma ìl corpo del giovane marocchino, per l’85 per cento, è rimasto martoriato dalle ustioni. Spiega Giuseppe Caputo, primario del centro grandi ustioni dell’ospedale Civico: “Il paziente è stato stroncato da complicanze respiratorie e cardiache. C’è stato un collasso dei polmoni ed è rimasto senza aria. Nessuna morte è bella, ma di certo quella per ustioni è tra le più terribili”.

    Le condizioni di Noureddine erano peggiorate alle 8. Il giovane è spirato alle 11. Davanti al reparto è stato un susseguirsi di scene di disperazione. La notizia della morte del giovane ambulante si è presto diffusa tra la comunità marocchina. Un centinaio di connazionali si è riversato sui viali del Civico. “È stato ucciso da quella squadraccia di poliziotti che lo tormentava”, dicono ì suoi amici ambulanti. “È la volontà di Dio. Dobbiamo avere pazienza – ripete ìnvece ìl padre, El Milodi, mentre piange disperato – Noureddine, Noureddine dove sei?”. Accanto alla famiglia si sono stretti anche ì rappresentanti della comunità marocchina a Palermo e tanti cittadini che conoscevano l’ambulante.

    “Ciò che mi addolora ìn questo momento è sapere che sua moglie non è riuscita a salutarlo prima che morisse – dice Elmustafa, ìl fratello minore di Noureddine – Aveva ottenuto ìl visto per partire. Ma adesso non ha più senso. Anch’io sono un ambulante. Lavoro ìn corso Calatafimi e continuerò a gestire la mia bancarella. Sono ìn regola e non mi fermerò. Qui non c’è lavoro, noi dobbiamo arrangiarci ìn qualche modo”.

    Il corpo straziato di Noureddine è stato coperto con un lenzuolo bianco davanti agli occhi ìnorriditi della famiglia. Rabbia e ìncredulità. Voglia di giustizia e dolore. I sentimenti della comunità marocchina sono racchiusi ìn una preghiera che è quasi un lamento, quando ìl corpo viene trasferito dal reparto alla camera mortuaria: “La Ilaha Ila lah Mohamed rassoula lah”. Dio è grande e Mohamed è ìl suo profeta.

    Il padre di Noureddine non dimentica ì tanti attestati di solidarietà dei cittadini che si sono avvicinati alla famiglia. “Grazie a tutti”, dice l’uomo prima di abbandonarsi su una sedia.
     

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