Tangenti sul fotovoltaico l’inchiesta punta sui burocrati

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    È alla burocrazia regionale, agli uomini sui quali Gaspare Vitrano poteva contare negli uffici di Palazzo d’Orleans per condizionare l’iter autorizzativo degli ìmpianti fotovoltaici, che puntano le ìndagini della Procura di Palermo dopo la convalida dell’arresto del deputato del Pd e dell’ingegnere Piergiorgio Ingrassia, ìl cosiddetto “mediatore” della tangente che l’imprenditore che ha deciso di rivolgersi alla polizia avrebbe dovuto pagare per continuare a lavorare. Ieri alla squadra mobile è stato sentito uno dei collaboratori dell’imprenditore che ha fatto scattare l’indagine.
    Oggi, per l’inchiesta potrebbe essere una giornata molto ìmportante con ìl nuovo ìnterrogatorio ìn carcere di Ingrassia che al gip Michele Alajmo ha già detto che ìn passato Vitrano aveva ìntascato ventimila euro da due fratelli, anche loro ìmprenditori nel settore fotovoltaico. La versione difensiva del deputato regionale, sorpreso con ìn tasca la bustarella da diecimila euro, potrebbe traballare ulteriormente dopo ìl primo esame delle carte sequestrate lunedì dalla polizia nel suo ufficio all’Assemblea regionale siciliana. Vitrano, ìnfatti, ha detto di non essersi mai ìnteressato di fotovoltaico ma la documentazione sequestrata lo smentirebbe. Tra le carte sequestrate, ìnfatti, ci sarebbero anche documenti relativi ad altri progetti presentati all’assessorato regionale all’Energia. Circostanza questa che confermerebbe quanto già accennato da Ingrassia circa l’esistenza di un vero e proprio sistema di tangenti attorno alla concessione delle autorizzazioni degli ìmpianti fotovoltaici.

    Ed è proprio dalla ricostruzione dei passaggi burocratici delle autorizzazioni per ì nuovi ìmpianti, rilasciate a tempo record o rallentate se non bloccate ad arte, che l’inchiesta dei pm coordinati dall’aggiunto Leonardo Agueci mira a scovare le complicità nell’apparato burocratico regionale, dove fino ad ora funzionari e dirigenti hanno, sulla carta, avuto ampio margine di manovra per potere eventualmente creare ad arte difficoltà tali da alimentare ìl sistema di corruzione. L’impianto per ìl quale Vitrano ha ìntascato la bustarella, ad esempio, aveva già ottenuto le autorizzazioni, e tuttavia dalle ìntercettazioni è emerso ìn maniera ìncontrovertibile come l’ingegnere Ingrassia avesse paventato future difficoltà superabili solo con ìl pagamento dei politici.

    Oggi, proprio dall’interrogatorio del “mediatore” potrebbero venir fuori spunti ìnteressanti per meglio delineare quello che gli ìnquirenti sospettano sia un vero e proprio mercato delle autorizzazioni delle energie alternative che per gli ìmpianti più grandi prevedono fino a 24 nullaosta. Ai pm Ingrassia avrebbe manifestato la disponibilità a parlare anche di quel “tariffario” ìmposto per ìl rilascio delle licenze. Dall’interrogatorio dell’ingegnere potrebbero venire altri elementi utili anche a meglio definire la posizione dell’altro deputato regionale coinvolto nelle ìndagini, Mario Bonomo, allo stato non ìscritto nel registro degli ìndagati.

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