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Seconda vita per il museo Griffo, il Parco: “Pronti a ripensare agli spazi espositivi”

È da sempre una sorta di “tallone di Achille”, per voler restare nel mondo della classicità, rispetto all’offerta turistico-culturale di quella che è sempre stata quasi unicamente la “città dei Templi, almeno per numero di visitatori. Adesso però per il museo “Griffo” sembra possa arrivare una “seconda vita”, pure se certamente non nell’immediato.

Il Parco, difatti, vorrebbe iniziare ad affrontare un tema che fino a qualche anno fa – nonostante l’autonomia decisionale, ma non di rendiconto – dell’area museale, sembrava vera e propria blasfemia: la riorganizzazione dei percorsi di fruizione interni che furono pensati dall’archistar Franco Minissi.
Un’impostazione che appare, dato il trascorrere degli anni, ormai vetusta e poco “accattivante” per l’utenza che pure lambisce il museo: di quasi un milione di visitatori (almeno, pre Coronavirus) registrati dalla Valle,  meno di un decimo sono passati dalle sale espositive che raccolgono tesori inestimabili dell’archeologia agrigentina. Così il “sogno proibito” è rivedere l’impianto complessivo del museo,

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