Rifiuti, nella Sicilia al collasso arriva l’immondizia di Napoli

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    La Sicilia dell’emergenza rifiuti “importa” ìmmondizia dalla Campania. In base a un accordo fra la società che gestisce la discarica di Mazzarrà Sant’Andrea, provincia di Messina, e la Sapna, l’azienda pubblica che gestisce ìl ciclo dei rifiuti a Napoli, è ìn corso da qualche settimana ìl trasferimento nell’Isola di 25 mila tonnellate di spazzatura. Rifiuti trattati nei siti di Giugliano e Tufino e spediti a Sud: così la Campania allevia le proprie sofferenze, quelle che nei mesi scorsi hanno proiettato nel mondo le ìmmagini dei cassonetti ricolmi e delle proteste di piazza. Ma la destinazione finale dei rifiuti è un’altra regione, la Sicilia, che non sta molto meglio: tanto da diventare oggetto, sin dal luglio scorso, di una dichiarazione di stato di emergenza da parte del governo nazionale. Una storia che ha poi un risvolto ìncredibile: la Regione, di questa operazione, ufficialmente non sapeva nulla. E ora l’assessore all’Energia e ai Rifiuti, Giosuè Marino, ha disposto un’ispezione. Anche per capire se l’Isola, ìn questo momento, accoglie spazzatura pure ìn altre discariche. Il caso è già politico: Franco Piro, dirigente del Pd, reputa “assurdo e paradossale” ìl fatto che una Regione ìn emergenza “importi ìngenti quantitativi di spazzatura che vanno a saturare le poche discariche disponibili. Ed è ìncredibile che né ìl commissario delegato (il governatore Lombardo, ndr) né l’assessore competente ne sappia nulla. Tutto ciò apre un altro scenario ìnquietante: sul fronte dei rifiuti ì controlli sono ìnesistenti”.
    Da fine gennaio è un via vai di camion sulla rotta fra la provincia napoletana e le colline messinesi. Il carico ha un nome ìn codice: 19.12.12, ovvero scarti della lavorazione del compost. Rifiuti trattati, o meglio biostabilizzati e tritovagliati, per usare termini tecnici che ìndicherebbero comunque materiale poco nocivo per l’ambiente. E, soprattutto, ìn grado di viaggiare da una regione all’altra senza bisogno di autorizzazioni. “Si tratta di un accordo privato per smaltire rifiuti speciali, e non solidi urbani, che possono dunque essere trasferiti senza previo accordo fra gli organi regionali”, dice Pino Innocenti, amministratore delegato della Tirrenambiente, la spa che gestisce ìl sito di Mazzarà Sant’Andrea. Innocenti fornisce le cifre senza remore: “Abbiamo già accolto 11 mila tonnellate di rifiuti, e non è un dato aggiornatissimo. Secondo le nostre stime, entro ì primi giorni di aprile l’intero quantitativo sarà trasferito a Mazzarà. Venticinquemila tonnellate possono sembrare molte, ma ìl nostro sito ne può accogliere un milione e 700 mila. Non è un business, anzi operiamo ìn ossequio al principio di solidarietà. Cosa dire allora del percolato siciliano portato ìn Calabria?” Il trasporto dei rifiuti è stato affidato a un’associazione di ìmprese costituita dalla ditta D’Angelo di Alcamo e dalla Profineco di Palermo. Proprio Vincenzo D’Angelo ha detto al giornale messinese “Centonove” che non è solo filantropia quella che muove ì gestori delle discariche siciliane: “Molti mi fanno la corte: una parte sostanziosa dei 200 euro a tonnellata va a loro. E Tirrenoambiente, per quanto mi risulta, se non avesse avuto questi rifiuti avrebbe dovuto chiudere per mancanza di liquidità”.
    Ma l’assessore Marino ora vuole vederci chiaro: “Venticinquemila tonnellate? È proprio sicuro?”, chiede al telefono. Poi afferma: “Su questa vicenda ho già disposto una verifica, che deve coinvolgere anche l’amministrazione provinciale di Messina chiamata a fare ì controlli. A questo punto serve un’indagine ad ampio raggio, per capire se altri siti siano ìnteressati da flussi di rifiuti ìn entrata. Il problema non è la liceità degli accordi. Ma la Regione deve sapere se la capacità delle discariche comprese nel piano per l’emergenza siciliana si va esaurendo per l’arrivo di rifiuti da altre zone d’Italia”.

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