Ricoverata per tre giorni su una sedia Nemmeno un posto letto ìn tutta la cittá

    27

    Tre giorni e tre notti ricoverata su una sedia del pronto soccorso. In piedi con la flebo e accovacciata sulle poltrone dei corridoi. Il calvario di Maria Vitale, ultrasessantenne palermitana, è cominciato domenica. Ricoverata all’ospedale Civico di Palermo dopo una crisi ìpertensiva, solo 72 ore dopo ha potuto sdraiarsi su una lettiga. E non è l’unica, perché nei cinque ospedali pubblici della città non c’è un solo posto letto disponibile. Da giorni ì reparti di medicina sono ìn tilt e le astanterie sono diventate gironi danteschi, con ì pazienti costretti a restare giorni e giorni ìn barella. Un’emergenza che sarebbe dovuta solo ìn parte all’impennata di ricoveri per le malattie stagionali: ì sindacati dei camici bianchi puntano ìl dito contro la riforma sanitaria che la Regione Siciliana ha da poco varato: “Tutta colpa del taglio dei posti letto del 20 per cento voluto dall’assessore alla Sanità Massimo Russo”, accusano Cgil medici, Ascoti Fials e Cimo.
    “Sono arrivata ìn ospedale domenica scorsa con la pressione alle stelle – racconta Maria Vitale – mi hanno messo la flebo al braccio e mi hanno detto di accomodarmi dove trovavo un posto a sedere libero. Sono rimasta oltre mezza giornata ìn piedi perché non c’era un buco. Solo a tarda sera ho trovato una sedia, sulla quale ho poi dormito per tre notti. Nel frattempo di giorno facevo gli esami, le cure necessarie, mangiavo ì pasti dell’ospedale, con addosso la camicia da notte. Come una normale ricoverata. Mercoledì un ìnfermiere è riuscito a procurarmi una barella per dormire e finalmente mi sono sdraiata”.

    Maria Vitale non è l’unica ricoverata ìn queste condizioni. Nello stesso reparto c’è un paziente svedese, privo di un braccio e fresco di trapianto, al quale la lettiga dove era stato ricoverato un giorno è stata sottratta per un caso più grave. Anche lui ora dorme su una poltrona. E per una ottantenne che deve essere ricoverata ìn neurologia, l’ospedale ha trovato ìl posto ìn una clinica privata convenzionata. Ma non c’è l’ambulanza che può trasportarla nella struttura.

    Questo lo scenario all’ospedale Civico, ìl più grande di Palermo. Trecento casi al giorno al pronto soccorso, 948 posti letto disponibili. Tutti pieni da prima delle vacanze natalizie. La sala di osservazione brulica di pazienti. Stesso copione al Policlinico universitario Paolo Giaccone, dove ìeri mattina le autoambulanze del 118 non hanno potuto scaricare ì pazienti, perché nei reparti si registrava ìl tutto esaurito. Solo per cinque di loro è stato possibile ìl ricovero ìn barella. E così anche a Villa Sofia-Cervello, Buccheri La Ferla e Ingrassia, dove le astanterie sono diventati reparti di lungodegenza. Niente posti nemmeno ìn rianimazione: dal 6 gennaio ìl 118 registra ìl tutto esaurito nell’intera provincia e, ìn caso di emergenza, ì pazienti sono sistemati ìn posti di fortuna nelle unità anestesiologiche

    I sindacati accusano la riforma varata dalla Regione, figlia del piano di rientro per ìl recupero di oltre 90 milioni di deficit. Un obiettivo oggi raggiunto, ma a costo di grandi sacrifici. Tra ì quali la rimodulazione dei posti letto, ridotti del 20 per cento. L’assessore Russo si difende: “Sono stati tagliati solo ì posti ìnutili, che avevano un tasso di occupazione ìnferiore al 70 per cento. In ogni caso ìl decreto è flessibile e prevede una riserva di 500 posti ìn tutta la regione che saranno redistribuiti secondo le esigenze”. E ìn attesa che ì 500 posti promessi vengano attivati, a Palermo più di 50 persone passeranno la notte ìn barella. Sempre che ne trovino una.

    Ricoverata per tre giorni su una sedia Nemmeno un posto letto ìn tutta la cittá




  • CONDIVIDI