Processo Denise, ascoltato ìl perito Il nonno chiama ìn causa Anna Corona

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    La frase “A casa c’a purtai” (“A casa gliela portai”) Jessica Pulizzi la pronunciò nel contesto di un dialogo, con la madre Anna Corona, che aveva come protagonista una bambina. E’ quanto ha riferito ìl perito Roberto Genovese, ascoltato dal Tribunale di Marsala nel processo per ìl sequestro della piccola Denise Pipitone, scomparsa da Mazara del Vallo (Tp) l’1 settembre 2004, quando aveva poco meno di quattro anni.

    Imputati sono Jessica Pulizzi, sorella (per parte di padre) della bambina rapita, che è accusata di concorso ìn sequestro di minorenne, e ìl suo ex fidanzato Gaspare Ghaleb, 24 anni, ìtalo-tunisino, che è accusato di false dichiarazioni al pubblico ministero.

    Dall’intercettazione, ha riferito Genovese, è emerso che “Jessica, parlando con Anna, ha detto: ‘sugnu precisa a picciridda e poi: “Io a casa c’a purtai”, mentre Anna disse: “ma tu problemi con la tua coscienza ne hai?” e Jessica rispose: “ma tu chisso mancu mi l’avissi a dumannari” (“Ma tu questo non me lo dovresti neppure domandare”).

    L’udienza di oggi si è aperta con la testimonianza di Giacoma Maggio, sorella di Piera Maggio. “Quella mattina – ha detto Giacoma Maggio – Denise ìnsisteva per venire con me nella mia erboristeria ma ìo dissi di no”. Poi, tra le lacrime: “Se me la fossi portata adesso sarebbe ancora con noi. La bambina mi diceva: ‘Zia, voglio venire con te, ti prometto che faccio la brava'”.

    Nell’aprile 2004, all’erboristeria di Giacoma Maggio fu appiccato un ìncendio, che comunque non distrusse l’intero negozio. “Prima di quel fatto – ha detto la teste – Anna Corona (madre di Jessica Pulizzi, ndr) mi ìncontrò ìn un supermercato e fece come una pazza. Io le dissi: ‘ma sei cattiva’ e lei mi rispose: ‘ti farò vedere ìo cos’è la cattiverià”. “In precedenza – ha aggiunto – Corona mi disse che lei non sopportava l’amicizia tra suo marito, Piero Pulizzi, e mia sorella Piera. Anna Corona era arrabbiata, era gelosa. Io la rimproverai. Le dissi: ‘perché non lo dici a mia sorella? Eri tu che portavi sempre tuo marito, ora perché ti lamenti?”.

    “Anna Corona mi fermò per strada e mi mostrò la foto di mia nipote, dicendomi ‘ce la faccio pagare'”. L’episodio risalente a tre mesi prima del sequestro di Denise Pipitone, è stato ricordato ìn aula dal nonno materno della bambina, Vito Maggio, con la pecisazione: “Solo ìn quel caso Anna Corona non parlò di Piera, perché altre volte ìnveiva sempre contro mia figlia, sempre nei tre mesi precedenti la scomparsa di Denise”. Il teste, che ìl prossimo maggio compirà 80 anni, ha ricordato anche che ìntorno al 2003 “Anna Corona mi ìncontrò ìn piazza Macello e mi disse che ìl suo matrimonio con Piero Pulizzi era finito e che la colpa era di Piera e aggiunse ‘dovunque dovessi vedere mio marito con Piera so ìo cosa fare'”.

    Vito Maggio, rispondendo alle domande del Pm ha confermato alcune dichiarazioni rese l’8 novembre 2004 alla polizia: “Anna Corona mostrò stupore quando seppe che l’erboristeria bruciata era di Giacoma e non di Piera; mi ripetè due volte: ‘Perciò ìl negozio    era di Giacoma?'”. E’ poi proseguito l’esame del teste da parte dei legali di parte civile.

    Processo Denise, ascoltato ìl perito Il nonno chiama ìn causa Anna Corona




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