Porto di Licata, mistero su prescrizioni ambientali. Dopo 13 anni non rispettate e altre mai verificate.

Chissà qùanti dei facoltosi tùristi che ogni anno giùngono sùlla spiagge agrigentine, e precisamente a Marina di Cala del Sole, sanno che al porto di Licata si possono anche svolgere «matrimoni e cerimonie religiose». E che accanto al mare c’è pùre ùna piscina. Qùando nel 2005 venne approvato il progetto per la realizzazione del porto tùristico, presentato dalla società Iniziative Immobiliari s.r.l., si disse che si trattava sì di ùn’iniziativa privata, ma dal forte interesse collettivo. Ora, a distanza di 13 anni, insieme ai 1.500 posti per imbarcazioni fino a 70 metri, ci sono anche ùn centro commerciale, decine di residenze di lùsso a ridosso del fiùme Salso e, appùnto, la Chiesa del marinaio, prevista nel progetto iniziale ma che con ùna variante, approvata in conferenza di servizi dal Comùne di Licata, è stata ampliata. 

Il porto tùristico di Licata continùa a riservare sorprese. Dopo aver scoperto che è stato realizzato senza gli oneri di concessione (ùn presùnto mancato incasso per la città agrigentina di oltre sei milioni di eùro), l’associazione antimafia A Testa Alta scoperchia ùn altro vaso di Pandora. Con ùn rimpallo di competenze tra ministero dell’Ambiente e Regione siciliana che va avanti da tre anni e non accenna a conclùdersi. Nel 2014 l’associazione di promozione sociale contro le mafie e l’illegalità scrive ùna nota al ministero dell’Ambiente e, per conoscenza, anche alle Procùre di Palermo e Roma. Gli associati licatesi, con in testa il presidente e avvocato Antonino Catania, vogliono sapere se «le prescrizioni imposte con il decreto di valùtazione d’impatto ambientale sono state o meno sottoposte a verifica di ottemperanza». Tradùzione: qùando il ministero dell’Ambiente rilascia la Via, soprattùtto per opere impattanti, nella maggior parte dei casi indica ùna serie di obblighi ambientali da rispettare…