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Pestò il suocero perché chiedeva alla figlia di non fare tardi la sera, patteggia due anni

Una banale discussione sugli orari di rientro a casa e, quando il suocero, Salvatore Taiello, aveva preteso che la figlia non facesse troppo tardi, era stato il suo fidanzato, Ivan Piazza, 27 anni, ad aggredirlo brutalmente a calci. Con una violenza tale da farlo finire in coma. Un tentativo di omicidio per la Procura, che il gup Clelia Maltese ha però accettato di derubricare in lesioni gravi e per il quale Piazza ha quindi patteggiato una pena (sospesa) di appena due anni. Sono state così accolte le richieste della difesa, rappresentata dall’avvocato Carmelo Ferrara (nella foto). L’imputato ha pure scritto una lettera di scuse alla vittima, spiegando che il suo sarebbe stato una specie di raptus e dicendosi pentito per l’accaduto.

La vicenda risale al 28 ottobre dell’anno scorso, quando nel territorio di via Giafar, a Brancaccio, c’era stata una lite pesante tra padre e figlia, alla quale aveva assitito pure il fidanzato di quest’ultima. Taiello voleva semplicemente che la ragazza la smettesse di tornare tardi a casa la sera. I toni erano però saliti e, per evitare che il contesto degenerasse, Piazza aveva deciso di allontarnarsi con la giovane. Solo che – come ricostruito dalla polizia – Taiello sarebbe uscito a torso nudo e avrebbe rincorso la coppia. 

Secondo la ricostruzione del vice procuratore Ennio Petrigni e dei sostituti Daniele Sansone e Alfredo Gagliardi, Piazza a quel punto avrebbe dato una ginocchiata al suocero e, non pago, quando il ragazzo era finito a terra, lo avrebbe colpito con diversi calci all’addome. Si era poi allontanato, lasciando Taiello inerme sull’asfalto.

Qualcuno aveva chiamato la polizia e quando gli agenti erano arrivati nel luogo avevano però trovato soltanto la vittima al suolo. Il ragazzo era stato trasportato in pronto soccorso in coma e per diversi giorni si era temuto per la sua vita. Intanto era stato rintracciato pure Piazza, che era finito in carcere con l’accusa di tentato omicidio.

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