Palermo, il luminare della Neurochirurgia arrestato e la maxitruffa su protesi, farmaci e interventi

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Palermo, il luminare della Neurochirurgia arrestato e la maxitruffa su protesi, farmaci e interventi
Palermo, il luminare della Neurochirurgia arrestato e la maxitruffa su protesi, farmaci e interventi

PALERMO – Finisce colto con le mani nel sacco del servizio sanitario nazionale per una storia di protesi e materiale costoso necessario per gli interventi chirurgici nel cranio o nella colonna vertebrale Natale Francaviglia, 67 anni, direttore dell’unità complessa di Neurochirurgia dell’ospedale Civico palermitano, posto ai domiciliari con gli infermieri Santo Montemurro e Michele Bruno e l’agente di commercio della società Servizi Medicali srl Francesco Tarallo: sono accusati di truffa aggravata continuata e falsità ideologica aggravata continuata dal gip Maria Cristina Sala dopo le indagini della procura e dei carabinieri del Nas.

Il pm aveva chiesto la custodia in carcere. Nell’inchiesta sono indagate altre 10 persone, medici e infermieri del reparto diretto dal luminare della Neurochirurgia.

Per i quattro arrestati, e per Carmelinda Lombardo, infermiera, e Gianmarco Randazzo, amministratore della società che forniva il materiale chirurgico, il gip ha ordinato il sequestro preventivo per equivalente di 43.724 euro che sarebbe la somma erogata dall’azienda ospedaliera Civico per protesi e altro materiale contabilizzato in eccesso quale profitto della truffa. Gli episodi oggetto dell’inchiesta sarebbero stati commessi, dice l’accusa dal 2013 al 2016.

Il chirurgo dalle mani d’oro, uno dei pochi esperti in Europa nella tecnica della cifoplastica per la cura di rotture vertebrali, finisce, per ora, nel fango dell’accusa dopo aver portato una Neurochirugia d’eccellenza prima all’ospedale San’Elia di Caltanissetta poi al Civico di Palermo dopo aver lavorato a Genova e aver fatto esperienze da Amsterdam a Washington da Londra e Hannover.

Un uomo elegante, disponibile, che teneva i suoi reparti lustri e ordinati, dice chi lo conosce. Francaviglia, che lavorava al Civico in extramoenia, aveva avuto beghe sindacali dopo aver redarguito due medici del suo staff, che erano stati sospesi, ed era stato accusato, con un esposto in procura del Movimento 5stelle, di aver usato suoi pazienti come cavie utilizzando la fluorescina sodica una sostanza utilizzata per risaltare la presenza di tumori al cervello che però sarebbe stata in fase sperimentale. Per questa inchiesta i Nas avevano sequestrato 200 cartelle cliniche.

Le indagini, scrive il gip, sono cominciate nell’ottobre 2015 dopo la nota di servizio di un carabiniere secondo cui una fonte confidenziale gli aveva riferito di presunte truffe al Ssn. Sono stati controllati i registri relativi a placche, viti e frese utilizzate negli interventi. I numeri tra acquisti e utilizzo non coincidevano. E i registri sarebbero stati anche modificati. Una vite di metallo pregiato costava 100 euro, una fresa 309 euro, due placche 170 euro. Su 300 interventi eseguiti dal 2013 al 2016, ne sono stati presi a campione 40.

Secondo il Nas la truffa alla sanità è nata anche in complicità con i vertici della società Servizi Miedicali srl di Palermo che si era aggiudicata una parte dell’appalto per la fornitura dei presidi ospedalieri per gli interventi.

«Il perito di pg dall’analisi delle Tac – dice il comandante del Nas Palermo Giovanni Trifirò – in alcuni casi, ha notato anche la mancanza di dispositivi nel corpo del paziente. Come affermato anche da alcuni medici, sentiti nel corso delle indagini, non era necessario ripetere il taglio del cranio, come scritto nelle relazioni».

A Francaviglia è stato anche contestato di aver inserito con priorità, grazie alla complicità di parte dei medici e infermieri del suo staff, decine di pazienti, visitati a pagamento nello studio privato, nell’agenda dei ricoveri della struttura pubblica «conseguendo – si legge nell’ordinanza del gip Maria Cristina Sala – ingiusti vantaggi economici derivanti dall’attività svolta in regime di extramoenia, con danno all’azienda ospedaliera di appartenenza, tenuta all’erogazione del servizio di assistenza sanitaria a soggetti in realtà non legittimati». 

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