Morto in cella a Catania La madre: “Voglio la veritá”

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    “Voglio sapere la verità, voglio giustizia. Mio figlio non può essersi suicidato. Non so cosa è successo e lo voglio sapere”. Sono le parole di Graziella La Venia, mamma di Carmelo Castro, un ragazzo incensurato di 19 anni morto il 28 marzo del 2009 nel carcere di piazza Lanza a Catania, quattro giorni dopo essere stato arrestato insieme con due presunti complici per una rapina in una tabaccheria.

    La donna ha incontrato a Catania i giornalisti insieme con il suo legale, l’avvocato Vito Pirrone, e Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione ‘Antigone’, che hanno illustrato i contenuti di un esposto presentato alla Procura di Catania insieme con l’associazione “Buon diritto” per chiedere la riapertura delle indagini sulla morte del giovane avvenuta, secondo la versione ufficiale, per “asfissia da impiccamento”, come recita l’archiviazione della vicenda del 27 luglio scorso.

    Nell’esposto si evidenziano “eclatanti contraddizioni e lacune nell’indagine” e si parla di “circostanze che non sono state debitamente approfondite”. Gonnella ai giornalisti ha parlato di “tre giorni di buio carcerario” ed ha anche chiesto una “seria indagine amministrativa” sottolineando come il giovane fosse stato posto in regime di “grandissima sorveglianza” ma aggiungendo che “nelle ore che hanno preceduto la morte non era sorvegliato. Per giustizia  –  ha proseguito Gonnella  –  ci siamo messi a disposizione della famiglia del ragazzo per far sì che l’indagine si riapra. Questa ci pare una indagine non fatta”.

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