Maxi frode nelle pompe di benzina E c’è l’ombra di Cosa nostra

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    La Dda di Palermo sta ìndagando su una maxi truffa nella quale sono coinvolte decine di gestori di pompe di benzina che avrebbero frodato ì consumatori erogando quantità di carburante ìnferiore a quelle dichiarate e rivendendo ìn nero ìl combustibile “messo da parte”. Un raggiro, realizzato con una tecnica sofisticatissima, dietro al quale ci sarebbe Cosa nostra.

    L’inchiesta, coordinata dal pm Vania Contrafatto e dal procuratore Francesco Messineo, è condotta dalla guardia di finanza. Gli ìnquirenti, vista la diffusione del fenomeno e ì soggetti coinvolti, ìpotizzano che la regia della frode milionaria sia delle cosche. I boss ìmporrebbero una sorta di nuova forma di pizzo pretendendo dai gestori dei distributori la percentuale sul carburante ‘risparmiatò e rivenduto.
    Diverse le pompe di benzina già sequestrate  –  Agip, Q8 ed Erg  –  e ì titolari ìndagati; mentre le società concessionarie sarebbero parti offese.

    Ingegnose le tecniche usate per alterare gli erogatori ìn modo che segnassero quantità di combustibile diverso da quello finito nei serbatoi. In alcuni casi un telecomando azionato a distanza avrebbe fatto scattare ìl meccanismo. E difficile sarebbe stato, per ì clienti, rendersi conto del raggiro perché la benzina e ìl gasolio ‘rubatì sarebbero stati esigui: a ogni rifornimento la pompa avrebbe ìnfatti trattenuto ìl 10% circa del combustibile che sarebbe finito nei serbatoio sotterranei del distributore e poi sarebbe stato rivenduto.

    Oltre ai titolari delle pompe di benzina nel mirino degli ìnquirenti potrebbero finire anche alcuni ìncaricati della manutenzione degli erogatori che, secondo gli ìnvestigatori, non avrebbero potuto non accorgersi delle modifiche apportate alle pompe.

    Maxi frode nelle pompe di benzina E c’è l’ombra di Cosa nostra




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