Mafia, il pm Paci: “Borsellino era da tempo nel mirino di Messina Denaro”


Mafia, il pm Paci: “Borsellino era da tempo nel mirino di Messina Denaro” 

«Borsellino da tempo era nel mirino di Matteo Messina Denaro, perchè poco prima delle Stragi aveva chiesto l’arresto del padre e per aver patrocinato la collaborazione di alcuni pentiti». Lo ha detto il procuratore aggiunto Gabriele Paci, ricostruendo davanti alla Corte d’Assise di Caltanissetta gli anni precedenti agli attentati di Capaci e via d’Amelio, nel processo in cui il latitante è accusato di essere uno dei mandanti.

«Per Matteo Messina Denaro, il magistrato era colui che aveva scritto l’ordine di cattura nei confronti del padre, Francesco Messina Denaro, a cui viene sostanzialmente imposta la latitanza», ha aggiunto il pm Paci. Nel gennaio 1990 il magistrato aveva chiesto la sorveglianza speciale e il divieto di dimora per don Ciccio, ma il Tribunale di Trapani rigettò la richiesta, ma sulla base delle stesse accuse nell’ottobre dello stesso anno venne emesso un ordine di cattura nei confronti del capomafia.

«A seguito della nomina nel 1988 del consigliere istruttore Antonino Meli – che non era in linea con quanto asserivano Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, oltre che Rocco Chinnici – decise di smembrare delle indagini palermitane, inviando i fascicoli nella Procure competenti – ha detto Paci – compresa quella di Marsala (con competenza su Castelvetrano ndr) che all’epoca era diretta dal dottore Paolo Borsellino. Così il magistrato ebbe modo di rendersi conto dei contatti tra la criminalità locale, la politica e la massoneria,…