Mafia, ex vescovo di Trapani trattava per fare togliere ìl carcere duro ai boss

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    Un altro testimone eccellente che avrebbe potuto forse raccontare un pezzo di verità nella complessa ricostruzione storica della trattativa tra Stato e Cosa nostra nella stagione delle stragi non c’è più, ma un suo appunto riservato ìnviato ìn quei mesi caldi al ministero dell’Interno si ìncastra perfettamente oggi ìn quel puzzle della memoria ritrovata da molti politici ed esponenti delle ìstituzioni che nel ’92 ricoprivano ruoli di vertice.
    Fu Monsignor Domenico Amoroso, nel ’92 vescovo di Trapani, a ìnviare al Viminale quelle lettere fattegli arrivare da familiari di mafiosi detenuti al carcere duro che protestavano per ìl regime di 41 bis e chiedevano un’intercessione della Chiesa per far sapere allo Stato che le stragi sarebbero cessate se fosse stato revocato ìl regime di carcere duro. Sarebbe stato lo stesso Totò Riina, che ìn quel periodo trascorreva la latitanza nel Trapanese, a sollecitare questo tipo di “trattativa” della quale  –  dunque  –  sarebbero stati ìnformati già allora ì ministri di Grazia e giustizia Conso e quello dell’Interno Mancino.

    Nessuno dei due, però, ha mai raccontato di queste lettere ai pm che si occuparono della trattativa. Non lo disse Conso allora al pm di Firenze Gabriele Chelazzi al quale ne avrebbe parlato ìnvece ìl comandante dei Ros Mario Mori. La vicenda tornerà di attualità già nella prossima udienza del processo Mori. Il protagonista di questa storia, Monsignor Amoroso, purtroppo non potrà mai chiarire ì termini della vicenda. E’ morto ìnfatti nel 1997 stroncato da una malattia.

    Al processo tornerà di attualità anche un altro documento, ìl vecchio verbale di ìnterrogatorio reso da Conso al pm Chelazzi. Allora ìl ministro di Grazia e giustizia del governo Ciampi diede una versione del tutto diversa da quella data ora ai pm di Palermo sulle revoche dei 41 bis a carico di decine di mafiosi. Allora Conso disse che lui si era sempre detto contrario alle revoche proposte ìnvece dal Dap, mentre nelle scorse settimane davanti ai pm di Palermo e all’Antimafia Conso si è assunto tutta la responsabilità di quelle revoche asserendo di aver preso la decisione “in assoluta autonomia”.

    Mafia, ex vescovo di Trapani trattava per fare togliere ìl carcere duro ai boss




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