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Mafia e racket dei funerali, ultime arringhe prima del verdetto di appello del processo “Vultur”

“La sentenza di primo grado non ha confermato neppure l’esistenza di una famiglia mafiosa e gli imputati, come verificato da altre sentenze definitive, appartenevano a cosche diverse e rivali fra loro”. Con le arringhe dei difensori – gli avvocati Angela Porcello, Santo Lucia e Nico D’Ascola – si avvia alla conclusione il processo di appello scaturito dall’inchiesta antimafia “Vultur” che ha fatto luce sui presunti componenti delle famiglie di Camastra e Canicattì e sui legami fra i due clan.

Per i quattro imputati, all’udienza precedente, è stata chiesta la conferma della sentenza, emessa in primo grado dai giudici del tribunale di Agrigento il 22 novembre del 2018: 17 anni e 6 mesi di reclusione, quindi, a Rosario Meli, 72 anni, ritenuto il capo della famiglia di Camastra e personaggio principale dell’inchiesta; 14 anni e 6 mesi al figlio Vincenzo, 50 anni, accusato di avere gestito gli affari della famiglia di Cosa Nostra in paese e 13 anni e 6 mesi al tabaccaio di Camastra Calogero Piombo,

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