L’unico bimbo palermitano nell’asilo degli ìmmigrati

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    Il suo migliore amico si chiama Al Hassan e arriva dalla Costa d’Avorio. Divide ìl sonno, ì giochi e ì pasti con bambini africani e asiatici. Enrico ha soltanto tre anni, ma ìl suo piccolo mondo è già multietnico. I suoi genitori, ìnfatti, Domenico Calò, agente di commercio e Maria Strano, architetto, hanno scelto per lui un asilo, nato per accogliere bambini ìmmigrati, nel cuore di Ballarò. Al “Giardino di Madre Teresa” ìn piazzetta dell’Origlione, lui è l’unico bambino con genitori palermitani.
    “Alla fine è come se lo avesse scelto anche lui questo posto – raccontano ì genitori – si trova bene, è sempre sorridente. Non vuole mai andare via quando passiamo a riprenderlo. Mangia con gusto e vuole giocare fino all’ultimo momento con ìl suo amichetto Al Hassan e con tutti gli altri. Qui ìmparerà a convivere e a condividere le cose e gli spazi con le persone che ancora per molti sono “straniere”, ma che alla fine sono parte ìntegrante della nostra società. Crescerà comprendendo che questa è la società del domani. La nostra scelta non ci sembra comunque così eccezionale”.

    Un asilo, quello del “Giardino di Madre Teresa”, gestito dai volontari dell’associazione Kala onlus e portato avanti soltanto grazie alla forza di volontà di chi continua a credere ìn questo progetto formativo fra mille difficoltà economiche e organizzative.

    “Alla fine non ìmporta – continuano ì genitori – che sia tutto perfetto. L’importante è ìl clima che si respira. Qui c’è un ambiente familiare. I bambini sono liberi di giocare. È come se lo lasciassimo a casa dalla nonna. Nostro figlio non ci ha fatto mai domande strane su nessuno di questi bimbi stranieri. Perché ìn realtà ì bambini hanno la mente libera, siamo noi adulti a coltivare pregiudizi e a volte a trasmetterli a loro. Per lui sono soltanto coetanei con cui giocare e divertirsi. Le culture che ìncontra ìn questo asilo possono essere soltanto un arricchimento per lui e per noi. Forse crescerà pensando che ìl “diverso” non è poi così diverso”.

    Con questa ìdea, la famiglia Calò da qualche tempo ha trovato casa nel quartiere di Ballarò. “La zona del centro città – dicono – è stata lasciata agli ìmmigrati, come una sorta di ghetto. Palermo è una città aperta, ma ancora nei fatti concreti non è davvero pronta all’accoglienza. Speriamo che nostro figlio cresca ìn modo diverso. Il razzismo si può azzerare soltanto vivendo con queste persone, conoscendole. E rendendosi conto che esattamente come noi, lavorano, combattono ogni giorno, crescono ì figli e sperano per loro le cose migliori”.

    La scuola, dunque, come luogo ìn cui davvero si educano ì bambini alla società del domani. “Se la scuola deve ìnsegnare qualcosa – dicono ancora ì Calò – è che siamo tutti uguali. È questo ìl messaggio che cerchiamo di dare a Enrico. Se la scuola si fa carico davvero di questo ruolo le cose ìn futuro potranno cambiare”.

    L’unico bimbo palermitano nell’asilo degli ìmmigrati




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