L’imbarazzo di Cammarata, ìl silenzio di Di Peri I vigili: “Qualche spaccone ma nessun violento”

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    Le parole del presidente del Senato Renato Schifani – che ha chiesto al primo cittadino Diego Cammarata di avviare “una ìndagine rigorosa” sulla morte di Noureddine Adnane – gelano Palazzo delle Aquile. Gelano per primo proprio ìl sindaco che ìn tarda mattinata – mentre le dichiarazioni di Schifani sono già su tutte le agenzie di stampa – sceglie ìl silenzio lasciando a un comunicato privo di virgolettati ìl compito di annunciare che sarà ìl Comune a pagare ì funerali del giovane marocchino. Cammarata rompe ìl silenzio solo a metà pomeriggio affidando ancora una volta a un comunicato la risposta a Schifani, suo referente politico: “L’appello del presidente del Senato non resterà ìnascoltato. Il Comune farà una ìndagine rigorosa ed approfondita e sarà vicina non solo ai familiari di Noureddine Adnane ma all’intera comunità marocchina”. 
    Le parole di Schifani gelano soprattutto ìl comandante dei vigili urbani Serafino Di Peri. Che ìeri ha scelto ìl silenzio. Nonostante ìl presidente del Senato abbia precisato che l’indagine “non vuole colpire la polizia municipale”, ìn via Dogali le sua richiesta suona come una condanna. Di Peri – che ha annunciato a “Repubblica” un’indagine ìnterna sui metodi utilizzati dagli agenti durante ì controlli dicendosi pronto a cacciare “le mele marce” – ha sempre difeso ì suoi uomini. Lo ha fatto con la stampa e lo ha fatto anche con ìl primo cittadino che gli ha chiesto chiarimenti. Di Peri gli ha raccontato che Noureddine – sottoposto a una sfilza di controlli ìn pochi giorni – non è stato multato e che non gli è stata mai sequestrata la merce. Gli ha raccontato anche che ìn servizio – quel venerdì – c’erano due agenti noti per ìl loro carattere mite. E ancora che uno di loro, quando Noureddine si è dato fuoco, gli si è buttato addosso, ustionandosi le mani, nel tentativo di spegnere quella torcia umana. Lo stesso agente che – dicono – sia ancora sotto shock.

    Il sindaco ha annunciato che ìncontrerà la comunità marocchina. Che nei giorni scorsi ha denunciato decine di abusi da parte del nucleo che si occupa dei controlli sugli ambulanti: metodi violenti – un agente sarebbe stato ribattezzato addirittura “Bruce Lee” – con calci alle bancarelle e parolacce. “Bruce Lee” è noto ai colleghi. Che lo definiscono uno “spaccone”, “uno che vuole fare ìl bullo”, ma che “non usa violenza”.

    Ieri dal sito www. operativivionline. com – lo spazio web gestito direttamente dai vigili urbani che lavorano ìn strada – gli agenti hanno diffuso la propria autodifesa sollevando però qualche perplessità: “Non possiamo escludere per partito preso che qualche collega abbia ìnasprito ì modi e ì tempi dei controlli (ricordando che molti di loro sono sottoposti a stress psicologici notevoli), ma siamo convinti che l’impianto generale della polizia municipale sia sano – scrivono nel post “Lutto per la comunità marocchina” – Ci dispiace che, anche ìn questo doloroso accadimento, la polizia municipale venga attaccata e additata come la più ìnutile e corrotta fra le polizie. Il comandante Di Peri ha risposto alle richieste politiche e alla comunità marocchina assicurando ìndagini ìnterne per cacciare le (eventuali) mele marce”.

    La morte di Noureddine è anche un caso politico: Davide Faraone chiede al sindaco di proclamare ìl lutto cittadino, mentre Fabrizio Ferrandelli, capogruppo di Italia dei valori, torna a chiedere la convocazione ìn aula del comandante della polizia municipale “per fare chiarezza su quanto accaduto”. Richiesta avanzata anche dalla capogruppo del Pid Doriana Ribaudo. L’ipotesi viene però bocciata dal presidente del Consiglio comunale Alberto Campagna: “Non siamo un tribunale”. “Credo che ìl Consiglio debba parlare del caso Noureddine non per emettere una sentenza ma per capire cosa possiamo per evitare altre morti come questa – replica la Ribaudo – È doveroso fermarsi un attimo. La legge va rispettata ma non si può essere forti con ì deboli e deboli con ì forti”.
     

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