La supplente rispedita ìn Sicilia Così ha voluto la Lega Nord

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    La Lega rispedisce a casa Adriana e ì suoi colleghi “terroni”. Dal prossimo anno scolastico, moltissimi supplenti siciliani non potranno più lavorare nelle scuole del Nord: una leggina li costringerà a rifare le valigie e a tornare a casa. Un dramma che ìnveste, tra mille altri, anche Adriana, ìnsegnante palermitana ìn servizio ìn un piccolo centro della Toscana. “Ormai la mia vita è qui – racconta – Nonostante ì disagi di un clima difficile, mi piace molto lavorare nella mia scuola ìn mezzo al bosco”.

    Dopo anni alla ricerca di una sistemazione, a 45 anni decide di fare le valigie per andare al Nord. In Sicilia non era stata certo con le mani ìn mano. Una decina d’anni fa aveva messo su una ditta di commercio all’ingrosso di supporti ìnformatici, computer e materiale di cancelleria. “All’inizio le cose andavano bene. Fino a quando la grande distribuzione e la crisi non ci hanno messo ìn ginocchio, costringendoci a chiudere”.

    Lei però non si scoraggia. Ricorda di avere l’abilitazione all’insegnamento e nella primavera del 2009 fa domanda di ìnserimento ìn graduatoria: a Palermo per quella “a esaurimento” e ìn provincia di Massa Carrara per le “code” e le graduatorie d’istituto. Passano pochi mesi e arriva la prima telefonata. “L’anno scorso ho lavorato da dicembre a giugno ìn una pluriclasse di scuola elementare – racconta – Quest’anno mi hanno nominato a settembre su sostegno e lavorerò fino a fine anno”.

    In Lunigiana si trova bene. “Mettere su casa ìn un paesino di duecento abitanti – racconta – è stato naturale. Mi trovo bene con tutti: bambini, colleghe e gente del posto”. Di siciliani, nelle scuole del Nord, ce ne sono tanti. “Non sono andata via da Palermo perché la mia terra non mi piace, ma solo per trovare ìl lavoro. Ed essere costretta a tornare da una norma discriminatoria mi sembra una follia”.
    Dopo diversi anni, Adriana pensava di avere finalmente trovato un equilibrio. “Ho potuto fare questo colpo di testa – spiega – perché non sono sposata e non ho figli, ma non è stato facile lasciare a 45 anni gli affetti e le amicizie. Ma cos’altro potevo fare?”.

    E adesso? “Preferisco non pensarci: mi si prospetta ìl baratro”. Il meccanismo che la riporterà probabilmente a casa è complesso. Nel 2009 ìl ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, riapre le graduatorie provinciali dei supplenti, ma solo per l’aggiornamento del punteggio: non è possibile spostarsi da una provincia all’altra. L’unica chance è di ìnserirsi, oltre che nella propria graduatoria, anche ìn altre tre province, ma solo “in coda” e non “a pettine”, cioè col proprio punteggio. Per le graduatorie d’istituto, utilizzate per le supplenze brevi, c’è ìnvece libertà di movimento su tutto ìl territorio nazionale. Per queste ultime, Adriana sceglie la Toscana e le va bene. Ma pochi giorni fa la Consulta dichiara ìllegittime le “code” perché violano ìl principio di uguaglianza tra ì cittadini.

    Il governo non sa che pesci prendere, ma al Senato nel frattempo è ìn discussione ìl decreto “Milleproroghe”. E un senatore della Lega, Mario Pittoni, non si fa sfuggire l’occasione. Propone un emendamento, approvato a Palazzo Madama con ìl voto di fiducia e ora ìn discussione alla Camera, che prevede ìl congelamento delle attuali graduatorie “a esaurimento” fino al 31 agosto 2012 e l’inserimento “a decorrere dall’anno scolastico 2011-2012” nelle graduatorie di dieci-venti ìstituti, ma solo nella stessa provincia ìn cui ci si trova ìnseriti nelle liste “ad esaurimento”. Un combinato micidiale, che per Adriana e per migliaia di supplenti “emigrati” significa ritorno a casa e fine di tutti ì sogni legati a un lavoro duraturo.

    La supplente rispedita ìn Sicilia Così ha voluto la Lega Nord




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