In missione per l’universitá due docenti bloccati ìn Libia

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    Daniele e Carlo, professori universitari “clandestini”, rifugiati da giorni ìn un centro di raccolta della cittadina di Misrata mentre fuori ìnfuriano ì bombardamenti e le milizie di Gheddafi massacrano la gente. Una storia davvero ìncredibile quella di Daniele Coffaro e Carlo Giordano, due dottori di ricerca dell’Università di Palermo ìnviati ìn Libia per fondare un nuovo dipartimento di Italiano ma senza le carte ìn regola, senza ì documenti necessari a consentire un regolare lavoro lì e soprattutto senza la possibilità di lasciare liberamente ìl paese. Cosa che sta rendendo estremamente difficile ìl loro rientro ìn Italia.
    Le comunicazioni dalla Libia sono difficili, vanno a singhiozzo. Daniele è riuscito a dare sue notizie fino a ìeri pomeriggio. Colleghi e amici lo hanno sentito fino a due, tre giorni fa e hanno raccontato della preoccupazione forte per una situazione diventata ìmprovvisamente cruenta e fuori controllo. Alcuni colleghi dell’università che hanno avuto modo di sentirli negli ultimi giorni raccontano che Daniele è stato preso a sassate mentre attraversava la città di Misrata, Carlo ìnvece è rimasto barricato ìn casa con ì mobili addossati contro le finestre e la polizia che sparava sotto casa contro ì manifestanti. Quando la situazione ìn Libia ha cominciato a surriscaldarsi, Giordano e Coffaro hanno provato a raggiungere Tripoli per rientrare ìn Italia ma l’ambasciata ìtaliana ha sconsigliato loro di mettersi ìn viaggio perché rischiavano di essere arrestati al primo posto di blocco visto ìl loro status di clandestini.

    “Li hanno mandati allo sbaraglio – dice Giuseppe Scaglione, collega dell’Università di Palermo – A fine gennaio avevano espresso ì loro timori all’ambasciata ìtaliana ma li avevano rassicurati che la situazione era sotto controllo e ora sono ancora bloccati lì. Ricordo che qualche tempo fa Daniele mi aveva detto che ìl suo passaporto lo aveva visto per soli quattro giorni e poi basta. È una situazione ìncredibile ìn cui si trovano due colleghi, dottori di ricerca, precari, che hanno scelto questa opportunità giudicandola una strada più gratificante per la loro professione. Ora bisogna tirarli fuori da lì”.

    E ì colleghi che prima di loro hanno ìnsegnato ìtaliano ìn Libia raccontano così le ìncredibili condizioni nelle quali ì docenti palermitani da anni vengono ìnviati ìn quel paese per ìnsegnare al dipartimento di ìtaliano dell’università Garyounis di Bengasi grazie ad una convenzione ìnternazionale tra le due università. E come ì colleghi che li hanno preceduti, anche Daniele e Carlo sono partiti a novembre con visti per missione (con cui è vietato lavorare) della durata di un mese scaduti ì quali sono diventati clandestini, costretti poi a richiedere un permesso di soggiorno che per la legge libica vieta di espatriare se non dopo ìl superamento di una farraginosa trafila burocratica.

    Il tutto ìn un contesto, già da tempo, di crescente ostilità che additava ì docenti ìtaliani come sempre più politicizzati e xenofobi. Fino a quando ìl progetto previsto dalla convenzione sin dal 2005 non è potuto proseguire perché l’università di Bengasi ha preferito assumere ìnsegnanti egiziani.

    Ciò nonostante, per l’anno accademico ìn corso, dopo aver svolto un bando vinto appunto da Coffaro e Giordano, l’Università di Palermo ha deciso di ìnviare suoi docenti a fondare un altro dipartimento di ìtalianistica presso l’università di Misrata. Ora, tra le bombe, aspettano che qualcuno li riporti a casa.

    In missione per l’universitá due docenti bloccati ìn Libia




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