.In manette due favoreggiatori e sequestrati beni per 50milioni

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    Due presunti favoreggiatori del boss di Altofonte Domenico Raccuglia sono stati arrestati dai carabinieri del comando provinciale di Palermo nelle prime ore di questa mattina.
    Si tratta di Andrea Di Matteo, di 43 anni e Salvatore Giuseppe Raccuglia, di 41, entrambi di Altofonte.
    I provvedimenti di custodia cautelare, con l’accusa di associazione mafiosa e favoreggiamento, sono stati emessi dal Gip di Palermo.
    Le indagini, condotte dal Nucleo investigativo del reparto operativo dei carabinieri, nell’ambito delle attività finalizzate alla cattura del boss Mimmo Raccuglia, hanno consentito di acquisire numerosi elementi a carico dei due indagati che risulterebbero affiliati alla famiglia di Altofonte.
    Di Matteo e Raccuglia avrebbero inoltre fornito supporto sia logistico sia economico al capomafia, durante la sua latitanza.
    Contestualmente gli stessi militari hanno proceduto ad un sequestro di beni, scaturito da autonomo procedimento di prevenzione.
    Beni per un valore complessivo di circa 50 milioni di euro, tra cui un lussuoso yatch di venti metri, una Ferrari e una Bmw X6, sono stati sequestrati all’imprenditore palermitano Vincenzo Graziano, di 59 anni.
    Secondo le indagini l’ingente patrimonio sarebbe frutto dell’attività di riciclaggio svolta dall’imprenditore, già condannato per associazione mafiosa.
    Vincenzo Graziano, arrestato nel 2008, sarebbe indicato dagli inquirenti come elemento di spicco della famiglia mafiosa dell’Acquasanta insieme ai fratelli Angelo, Giovanni, Ignazio e Domenico, come dimostrano anche i suoi precedenti per favoreggiamento personale del latitante FrancescoBadalamenti.
    Il provvedimento di sequestro, disposto dalla sezione misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo, oltre all’imbarcazione e alle due vetture di lusso, riguarda società, beni immobili, tra cui una villa a Palermo e un complesso residenziale in provincia di Udine, e conti correnti sia nel capoluogo siciliano sia in Friuli Venezia Giulia, dove Graziano aveva spostato da tempo i propri interessi imprenditoriali al fine di riciclare il patrimonio illecitamente acquisito.




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