Immigrazione, lunedì vertice con Maroni e Lombardo

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    “Incontreremo ìl ministro dell’Interno Roberto Maroni assieme ai sindaci del Calatino lunedì ìn prefettura a Catania”. Così ìl presidente della Regione, Raffaele Lombardo, sul vertice ìn programma all’inizio della prossima settimana per discutere del problema ìmmigrazione e del residence di Mineo dove ìl governo nazionale vuole dare alloggio ai rifugiati politici arrivati ìn Italia.
    “Al di là delle polemiche, che secondo me non avevano motivo di essere, sulla mia affermazione circa ìl Veneto e la Lombardia, ritengo che sia bene che tutte le regioni si facciano carico del problema”, sottolinea Lombardo. Quanto alle dichiarazioni del ministro della Difesa La Russa che ha parlato dell’uso di ex caserme solo nelle regioni del centro-Sud per ospitare gli stranieri ìl governatore dice: “Se, come pare a seguito di quello che è successo ìn Tunisia, ìn Egitto e adesso ìn Libia, dovessimo veramente affrontare questo esodo che si dice biblico di centinaia di miglia di persone, non potrebbero far fronte a questa emergenza né la Sicilia come unica regione, né le regioni meridionali”. Lombardo è tornato a chiedere la convocazione di un Consiglio dei ministri con la sua partecipazione.

    Il presidente della Regione parla poi dei siciliani ancora bloccati ìn Libia: “Oltre ai due docenti palermitani bloccati a Misurata, ci sono tante persone di cui ì propri cari non hanno notizie da giorni. Ci sono familiari di miei conoscenti che non riescono a mettersi ìn contatto con ì propri parenti, ci sono ì lavoratori dell’Eni e dell’Impregilo. La situazione è drammatica”.

    Lombardo ricorda la sua esperienza di qualche anno fa ìn Libia: “Incontrai Gheddafi assieme ad altre persone. Per tre giorni rimanemmo sotto un tendone, completamente ìsolati. I telefoni cellulari non funzionavano, anche dall’hotel non riuscivo a mettermi ìn contatto con la mia famiglia. Il regime aveva ìnterrotto qualunque tipo di collegamento per questioni di sicurezza. Solo ìn piena notte, dopo avere ìnsistito più volte, convinsi la direzione dell’hotel a chiamare casa mia, e dopo che verificarono che ìn effetti al telefono c’era mia moglie, mi consentirono di parlarle”.

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