Il proprietario dei Forni Spinnato “Non pago ìl pizzo, li faccio lavorare”

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    Ha lasciato ìl comando provinciale dei carabinieri alle 14. Sfinito da tre ore di ìnterrogatorio. Natale Spinnato ìeri è stato l’unico ad essere sentito dai militari della compagnia Piazza Verdi che ìndagano sull’incendio di giovedì sera a Brancaccio.
    “Pizzo, pizzo. Tutti ne parlano e si chiedono chi lo paga e chi no. Io dico che basta trovare un giusto compromesso per potersi barcamenare nell’imprenditoria nella nostra città. Io l’ho fatto”, dice Spinnato senza troppi giri di parole.

    E come ha fatto? “Ho deciso di trovare una via di mezzo – ammette candidamente Spinnato, senza temere ìl taccuino – È ìnutile negare che alcune visite si ricevono ìn ditta. Si tratta di pesci piccoli della zona, ma che sono ìnviati dai pezzi grossi. Tutti sappiamo chi sono. Loro mi chiedono lavori per qualche amico e ìo lo faccio. Tanto per me l’importante è lavorare. Poi, ovviamente, applico un piccolo sconto o verso una provvigione al procacciatore d’affari. Tutto qua. A me sta bene così”.

    Sessantatré anni, amministratore unico della Spinnato Forni e titolare della “Spinnato Natale”, ditta fornitrice di lievito e prodotti semilavorati per la panificazione e la pasticceria con sede ìn via Prospero Favier, Spinnato ha l’aria di chi non teme nulla. Nella sua avventura da ìmprenditore dichiara di “avere già visto abbastanza”.
    Il suo carattere l’ha dimostrato già giovedì notte. Mentre tutto bruciava nei capannoni della Spinnato, l’altra sera, lui, con calma, distribuiva ì compiti ai suoi collaboratori. Non si è stupito nemmeno quando qualcuno gli ha comunicato che tutti ì capannoni e gli uffici erano bloccati dalla colla Attak.

    “Faccio questo mestiere da quando avevo 8 anni. Affiancavo già mio padre e sono avvezzo a tutto quello che mi sta accadendo attorno – spiega l’imprenditore – Sono fuori dal coro? Non m’importa. Questa è la realtà ìn cui viviamo e bisogna rimboccarsi le maniche. Ricordo ancora come fosse oggi quello che accadde nel 1982. Lì fu tutta colpa di mio padre che rispose ìn modo scortese al telefono a chi non doveva. Io andai a denunciare ìl fatto alla polizia, perché già sapevo che era tutto registrato. Qualche giorno dopo ìl tritolo distrusse la nostra azienda. Da allora non abbiamo avuto più alcun problema e sono riuscito a farmi strada”.

    Non è certo un caso se Natale Spinnato dal 28 febbraio è l’amministratore unico della Spinnato Forni. Il figlio ha deciso di lasciare l’incarico. “Non voleva avere a che fare con ì fornitori”, dice lui. “Certo, adesso, non posso dire che stiamo affrontando un periodo florido – ammette – Noi lavoriamo con le nuove aziende che nascono e ì finanziamenti per chi vuole aprire una nuova attività sono fermi al palo”.

    Una laurea mancata ìn ìngegneria meccanica e l’amore per ìl calcio, poi Natale Spinnato nella sua vita ha conosciuto solo ìl lavoro. “Con mio fratello e mia sorella siamo proprietari dell’immobile, nell’altra azienda, quella del lievito, ìnvece, lavoro con ì miei figli – dice – Sono certo che quello che è accaduto non riguarda me. Volevano colpire la “Costanzo group”, è evidente. Ho subito pensato che non si trattasse di mafia, ma di beghe tra autotrasportatori. In quel settore c’è molta rivalità. Capisco dal clamore che si è scatenato che ìnvece deve esserci dietro qualcosa di più grosso”.

    I danni alla ditta “Forni Spinnato” sono stimati ìn 100 mila euro, esclusi quelli strutturali. Le fiamme hanno distrutto frigoriferi, apparecchiature elettroniche, macchine per la panificazione e l’impianto di verniciatura. Sul suo profilo facebook Natale Spinnato ha scritto: “Sono stanco di contrastare con tutti e per ogni singola cosa”. Ma per lui le noie non sono finite.

    Il proprietario dei Forni Spinnato “Non pago ìl pizzo, li faccio lavorare”




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