Il pentito Riggio, il suo ruolo e quel pizzino di Provenzano. «Dovevo cercare latitanti, ma lo Zio andava lasciato stare»

«Tu non devi fare il mio nome». Bernardo Provenzano è categorico. Pietro Riggio, ex guardia penitenziaria di Resuttano con un passato tra le fila di Cosa nostra, non è autorizzato a parlare del latitante numero uno. È l’estate del 2002, e quello che oggi è un collaboratore di giustizia che parla ormai coi magistrati da undici anni non fa che inviargli lettere e missive. Il padrino lo asseconda, gli risponde anche, ma in calce in un pizzino ecco quella frase. Che il pentito, però, non comprende subito. Pensa all’inizio di dover solo evitare di gestire questioni e affari tirando per forza in ballo lui, zu Binnu. A indurlo a vederla così, del resto, è principalmente quella «pseudo associazione» che dal ’98 cerca di fagocitarlo dentro. Comincia tutto dopo il suo arresto col blitz Leggi anche altri post su palermo o leggi originale
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