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Il paradigma della dialettica


Non ho paura di chi esprime le proprie idee ma di chi non ne ha alcuna e non vuole o non sa esprimerle.

Esternare un parere diverso da quello comune o dal sentire di un altro non è contrapporsi all’altro, entrare in conflitto con chi la pensa diversamente, è, piuttosto, segno di maturità e di riflessione: vuol dire avere uno spirito collaborativo per far emergere il meglio su una determinata questione, vista da angolazioni diverse al fine di addivenire a una conclusione che, comunque sia, è sempre personale. I filosofi idealisti ponevano come paradigma del loro ragionamento tre momenti costruttivi: la tesi, l’antitesi e la sintesi. Ogni parte di esse ha, poi, al suo interno tanti momenti favorevoli, contrari e di ricapitolazione.

Ragionare vuol dire entrare nei meandri dell’intelletto per scandagliare, “spaccare il pelo in quattro” e pervenire a più conclusioni possibili. Una volta sopraggiunti a una sintesi, non è detto che quella sia per tutti la soluzione finale, essa diventa a sua volta antitesi per gli altri: così si sviluppa il dialogo e si costruisce un percorso che dà seguito a tante antitesi e sintesi.

Se uno, poi,

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